Sabaudite vs Sabaudage. Guarire si può!

bonet

“Pronto?”
“Ciao, sono Margherita. Ti disturbo? E’ un buon momento o vuoi che ti richiami?”

Possibile che a 41 anni suonati si ripeta la stessa immancabile scena ad ogni telefonata?

Perché ogni volta che telefono a chicchessia, amico, collega, ex fidanzato, mamma, zia, cugina, agenzia di viaggi, parrucchiere, salumiere, estetista, dottore, penso che potrei disturbare? Perché devo immediatamente mettere le mani avanti e in maniera preventiva pensare che il mio interlocutore stia facendo la cosa più urgente, importante, improrogabile del mondo?

L’altro giorno, mentre ero in macchina, scendendo da Villa della Regina, mi godevo lo spettacolo della Mole in una meravigliosa giornata di luce e di sole e riflettevo su questo.
Spesso mi capita di seguire il flusso dei miei più futili e inconsistenti pensieri, mi piace!
Sono giunta a una serie di conclusioni, che difficilmente ora riesco a riassumere e a fissare.
Ma una su tutte mi è chiara, dominante. Il cuore del problema sta proprio in questa Mole o se vogliamo nella sabaudite, piemotesismo, torineseria, che mi appartiene e da sempre è profondamente mia.

La mia sabaudite è congenita e risale al 23 agosto 1973, anno della mia nascita.

Mi è stata geneticamente e orgogliosamente trasmessa da mamma Scagliotti, nata ad Altavilla Monferrato, contraddistinta da una cadenza piemontese da far impallidire qualsiasi terun (mio marito in primis). Andando ancora indietro nel tempo discende dai miei nonni materni Giuseppe e Margherita , che sono riusciti ad avere la meglio sui miei nonni paterni Di Bari e Gaetano, che, seppur dotati di cognomi e nomi piuttosto caratterizzanti e promettenti, non ce l’hanno fatta.
Perché la sabaudite, a dispetto delle apparenze, è tenace, moderatamente prevaricante da vincere in maniera indiscussa. E così è stato. Mio papà l’ho sempre definito un cittadino del mondo, perché è cresciuto in varie città d’Italia, per la sua innata passione per le lingue e per tutto ciò che fosse internazionale, ma è stato talmente contaminato da mia mamma, da aver anche teneramente provato ad imparare il dialetto monferrino.

Così anche lui è caduto in questa rete.
La rete dei “Pronto, ciao ti disturbo?” “Dici che è il caso?”, “Ma non sarà troppo tardi chiamare a quest’ora?” “No oggi proprio no, li invitiamo un altro giorno…”, “Shhh, parla sottovoce, che magari fanno il riposino”, “Non citofonare, se non hai avvisato prima”, “Mica vai a cena a mani vuote?”, “Hai ringraziato anche da parte mia?” e potrei continuare con una serie interminabile di frasi, pensieri, espressioni dettate da un pedante senso della misura, intrise di un vorrei, ma non posso, non oso, non bisogna fare nulla che non sia adeguato, opportuno, pertinente!

Faticaaaaaaaaaaaaaaaaa. Che fatica iniziare la telefonata, già pensando di arrecare fastidio. Che fatica vivere costantemente nella rete dei “chissà se disturbo, chissà se è il momento”. Che fatica non valicare mai il confine della misura e stare sempre al proprio posto. Con discrezione.

E’ cominciato da un po’ il mio percorso di disintossicazionedasabaudite. Consiste nel renderla più morbida, più benevola, più conviviale. Non puoi eliminarla, né combatterla vis a vis, e allora conviene “fartela amica”, esorcizzandola.
Alla fine l’antidoto per salvarsi c’è.
Basta cimentarsi in brevi e ripetuti esercizi, da replicare naturalmente con moderazione, aumentandone progressivamente, ma gradualmente, durata e intensità.

Parlare ogni tanto ad alta voce, ridere di gusto e in maniera sonora, camminare rumorosamente con i tacchi preannunciando il proprio arrivo, fare cene improvvisate con frigo bulgaro, dicendo con aria frivola e leggera “Le cose più belle sono quelle che nascono spontaneamente, non è vero?”,  gesticolare saltuariamente,  snocciolare gaffe di variegata natura, citofonare talvolta senza preavviso, citofonare anche a qualche sconosciuto, abbracciare e toccare le persone che ci piacciono, dire un sacco di parolacce a raffica anche davanti ai bambini, non trattenere pubblici emboli che ti colgono all’improvviso, fare la pipì in un bagno pubblico senza il timore di fare rumore, ridere alle emissioni sonore dei propri figli, ridere fragorosamente di fronte alle persone che cadono, senza chiedere se si sono fatte male. Manifestare apertamente gioia, tristezza, dispiacere, disapprovazione, fastidio, noia, delusione, prurito e intolleranza, entusiasmo ed effervescenza.

Pratico quotidianamente questo genere di esercizi e oggi non sono più affetta da sabaudite congenita, si è trasformata in sabaudage. Senza l’assunzione di alcun farmaco! La sabaudage è più indulgente, è più leggera, soffice, più abondage nel senso che contiene e contempla un senso della misura meno misurato. Meglio della sabaudite, molto meglio.

Poi quando riuscirò finalmente ad aprire una telefonata dicendo “Ciao sono Margherita, come stai? Avevo voglia di sentirti!” sarò indubitabilmente guarita e potrò con gioia sentirmi una sabauda libera e sfacciata, no cosa dico, non esageriamo…una sabauda, cautamente smisurata!!!

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24 thoughts on “Sabaudite vs Sabaudage. Guarire si può!

  1. Ciao caro, hai visto? Sono ancora in sordina, sto decidendo se continuare o meno a fare la Blogger 😉 non prendendomi sul serio!!!
    Nel frattempo mi alleno….baciiii

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  2. Che spasso! Mio marito è torinese, sua mamma dell’astigiano. Io che ero abituata a presentarmi a casa dei miei amici senza preavviso, ho faticato parecchio ad abituarmi a questi usi e costumi. Mi sono proprio divertita!

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  3. Post simpatico, divertente, e scritto abilmente.
    Comunque non accanirti con te stessa facendo della tua origine sabauda un complesso. Conosco una signora le cui telefonate occupano mezz’ora di preamboli ed è emiliana.
    Occupano più tempo le scuse che il vero motivo concreto della telefonata.
    (Non mi risulta che la signora emiliana abbia ascendenti piemontesi nè che abbia avuto mai contatti con aree sabaude.)

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  4. Ciao, sai che mi riconosco molto?? forse i miei geni piemontesi non sono cosi’ annacquati allora.
    pero’ io penso che oggi con l’uso smodato dei telefoni e la pretesa di essere sempre raggiungibili e disponibili sia quanto mai necessario una domanda in piu’. Disturbo??? Mi sembra piu’ gentile ed elegante di molte altre premesse. Certo che anche un “Ciao avevo voglia di sentirti” non e’ affatto male. Io dalla prossima volta uniro’ le due cose.
    Quindi grazie per questo post e questa utile riflessione. E’ un piacere conoscerti!

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  5. ..mumble…mumble..quindi..Ciao sono Silvano prima che tu vada a stenderti nel lettone sono passato per augurarti una serena notte e buon inizio di settimana 🙂
    …sempre se non disturbo.
    Mannaggia mi frego sempre alla fine!

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  6. Hey Marge … come in quello di Erodaria … sto scoprendo ancora tanti post interessanti e frizzanti!!! Fai bene a ripubblicarli su facciadibuco (cit.) . Brava …. già un anno fa 😉

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    1. Grazie Rom, in effetti a questo post sono molto affezionata forse perché il primo pubblicato e perché in fondo è un po’ un “manifesto” di come spesso mi sento! e ieri mi andava di renderlo pubblico su Facciabuco 😉

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    1. ahahah sì in effetti forse quest atteggiamento non è solo prerogativa dei piemontesi, bensì una forma di comportamento un po’ moderata, pacata, educata…dici che siamo antiche? 🙂 🙂 🙂 un bacio cara!!!

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