Sì sì me lo sento, l’ho lasciata proprio lì!

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Spesso accade che le cose che detestiamo vengano ripetute con ostinata e diabolica perseveranza. Ma perché?

Ad esempio, io da sempre, non so mai dove ho parcheggiato la macchina. Credo sia un’inguaribile sindrome. So che la parcheggio là fuori per strada, ma poi riuscire a ricordarmi dove esattamente è impresa ardua. E così al mattino mi affanno, mi dispero, corricchio qua e là per tutte le strade del quartiere, inciampo, mi riassesto velocemente, parlo da sola, trascinandomi al seguito piccola donna e nano da giardino. Nonostante queste drammatiche e patetiche vicende, non c’è verso che io cambi.

Ci sono, pare, fior di applicazioni che possono aiutarmi, mi sono cimentata in giochi di memoria fotografica o simil tale, nano da giardino continua a dirmi “mamma, basta che tu faccia la foto, così poi al mattino sei tranquilla…” niente da fare!!! Probabilmente mi piace questo gioco masochistico: uscire già in ritardo, passare in apnea i 10 minuti successivi, con picchi di tragedia che pare irreparabile e poi gustarmi il sollievo da scampato ciclone.

Già mentre mi lavo i denti, cerco di fare mente locale, ricordo i parcheggi dei giorni precedenti, ma mi arrendo quasi subito e penso che la battaglia si svolgerà come quasi tutte le mattine sul campo. In strada.

Inizio a percorrere la prima via parallela: della mia 500 non c’è traccia, cresce un po’ di agitazione e si fanno insistenti, a raffica, una serie di domande “Perché non sono una donna organizzata? Perché non sono come quelle mamme precise che hanno sempre tutto sotto controllo? Perché non mi ricordo di dare ai miei bimbi la merenda? Perché non faccio la lista della spesa e compro sempre i doppioni di latte e mozzarella?” Nervosa, infastidita, anche un po’ sudaticcia, accelero il passo, inizio a farfugliare qualche machecabippp, penso che stavolta è la volta buona, cambierò.

Ho già fatto il primo giro dell’isolato, a quel punto nano da giardino manifesta la preoccupazione più che mai fondata che siamo ufficialmente e irrimediabilmente in ritardo. Cerco di tranquilizzarlo, anche se cresce un certo affanno, sto invecchiando, prima gestivo meglio questi imprevisti, ora penso che non ho un piano B, è troppo tardi per andare a piedi, ho già battuto quasi tutto il cincondario, tentato di aprire circa cinque 500 rosse uguali alla mia. Non è possibile che non la trovi, sta a vedere che questa volta me l’hanno rubata davvero, non ci posso neanche pensare, eppure ho fatto tutte le vie in lungo e in largo e poi ero sicura che fosse qua, sì sì ieri dopo la tintoria e la spesa, l’ho messa proprio qua, sicura al 100%. Prendo il telefono, decisa, con il cuore in gola per l’ormai maturata certezza

“Dome, ciao, sei già in ufficio? E niente, stamattina è proprio successo, non trovo la macchina, ma mi sa che questa volta me l’hanno rubata, credimi!!!”

“Marghe, scusami, sono in riunione. Ci possiamo sentire dopo?”

“E no dai, è un’emergenza Dome, non è possibile che anche in queste situazioni mi liquidi così”

“Ma cosa posso fare, sei sicura? Senti, accompagna a scuola nanetto e poi, con calma, ti fai un giro, più serena e vedrai che la trovi. Chiamami dopo eh, o mandami un messaggio”.

In questi momenti ti chiedi perché ti sei sposata, perché ti sei sposata proprio con lui, perché tua mamma ti ha fatta proprio così, perché sua mamma l’ha fatto proprio così, perché sei la persona più svampita della galassia, perché sudi così tanto anche di inverno. La testa ti sta scoppiando, nano da giardino nel frattempo è in agitazione da furto, voce tremula che preannuncia lacrime, non sai più cosa dirgli per minimizzare il non più minimizzabile e compare lei, lì all’angolo, placida, bella, timidamente parcheggiata sulle strisce, piccola, elegante, rossa: è proprio lei.

D’un tratto ti senti leggera, felice, padrona di te stessa. In fondo hai passato solo un quarto d’ora di paura e quell’adrenalina non ti dispiace, anzi quasi la cerchi. Poco importa se arriverai in ritardo, ormai tutto si è risolto, la giornata non può che migliorare. Pensi che alla fine te la cavi sempre in modo egregio, che la tua 500 è immune da furti, che nano da giardino può festeggiare il ritrovato gioiello FIAT, che se sei fatta così ci sarà pure una ragione, che sei goffa, ma simpatica,  e che in fondo, in fondo, forse lo sapevi che l’avevi lasciata proprio lì.  Il fatto che tu non lo ricordi quasi mai di primo mattino, questo dopo tanti anni, non riesci ancora a spiegartelo, ma domani forse sì, domani andrà meglio.

Sento che posso cambiare.

 

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5 thoughts on “Sì sì me lo sento, l’ho lasciata proprio lì!

  1. quanto ticapiscooooooo!!!
    girare per casa come un’anima in pena alla ricerca degli occhiali… e fare solchi per le scale talmente ci passi sopra tante volte….
    sia distratte… io ho deciso che punto al “buffa”… e va bene così… buona giornata!
    😀

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      1. … hai ragione… e accettare la propria goffa buffaggine e farsene un bell’abito da indossare alla faccia di chi ci vuole precisetten e fichissime… è un gioco meraviglioso!… ridere di sé… è meraviglioso!
        😀

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