L’estate addosso

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Voleva essere una normale sera d’estate.

Ma quell’estate aveva un sapore diverso. Sapeva di speranze potenti, energie ritrovate, di pensieri leggeri che volano in alto, come palloncini fuggiti da mani bambine.

Poteva essere una semplice serata di un giugno qualunque.

Ma giugno quell’anno incantava di più. Seduttivo, regalava dolci ricordi, frutti rossi e succosi, nuovi sguardi, occhi diversi con cui guardare là fuori.

Doveva essere una semplice uscita tra amici di sempre e appena conosciuti, all’aperto, nella Torino dietro Palazzo Nuovo, dove avevi passato un pezzo della tua gioventù, dove ti sentivi a casa, ti sentivi semplicemente bene in un luogo che era tuo.

Sapeva di una serata come tante, venuta fuori all’improvviso, ma era qualcosa di più.

E te ne accorgevi solo quando era finita. Tornando a casa in macchina, riempiendoti gli occhi di una affascinante piazza Vittorio, di un brulicare di vite di ogni età, sparse per la strada, dei tuoi bambini zitti, scrutatori come te di quello spettacolo notturno. Li sentivi, lì dietro seduti, con tutti i sensi aperti, in ascolto.

L’estate addosso di Jovanotti alla radio, le luci dei lampioni, il profumo di caldo umido, i vestiti stropicciati, il gusto in bocca di granita al bergamotto.

Ognuno perso nel suo silenzio. Un silenzio pieno di cuori che battono all’unisono, anche un po’ affrettati, stanchi, ma contenti di quella lunga giornata. Ognuno perso nel girovagare dei propri pensieri.

E quel silenzio sapeva di magia e non andava rotto, ma una domanda impertinente e scontata uscì fuori.

“A cosa state pensando?”

“Al mio primo mare da sola, mamma. La prossima settimana…” e sorrideva.

“Ho contato 8 Renegade, 3 arancioni, 1 bianca, e poi non mi ricordo. La Jeep Renegade sta vendendo molto di più della 500 X, è sicuro. E poi sto pensando alla nuova fotocamera che abbiamo comprato su Internet con papà. Chissà che foto bellissime, ad alta risoluzione! Sono fissato vero?” e io sorridevo.

Io invece pensavo che piccola donna stava vivendo l’ebbrezza delle sue “prime cose” da sola. E io non ero pronta, forse, ma era un privilegio stupendo starle accanto e vedere il suo sorriso.

E pensavo che nano da giardino era proprio nerd e che grazie a lui sarei sempre stata aggiornata su auto, motori&tecnologie. E che qualcun’altro su un campo di pallone correva, sudava e si assaporava il suo spicchio di libertà.

E pensavo. “Che felicità strana soffia in questo giugno”.

….L’estate addosso
un anno è già passato
vietato non innamorarsi ancora
saluti dallo spazio
le fragole maturano anche qua
respira questa libertà
l’estate e la libertà…

(L’estate addosso, Lorenzo Jovanotti)

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