Telefonate mattutine.

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Ogni mattina si svolge puntualmente una telefonata con mia mamma.

Un rituale che si perpetua da anni, suddiviso in III atti. Un climax ascendente, straordinariamente ripetibile. Non evitabile.

I atto

“Ciao Margherita, come stai? Hai dormito bene?”

L’incipit è rassicurante, uguale a se stesso da sempre, la prima domanda è un come stai piuttosto frettoloso, cui segue però una prima richiesta sull’adempimento di un fondamentale bisogno fisiologico. Non che abbia mai avuto problemi di sonno, ma mia mamma ancora dopo 43 anni continua ad accudirmi e si preoccupa di come abbia riposato. La richiesta non è evasiva e per nulla formale, vuole davvero sapere se ho dormito bene, senza interruzioni, si deve accertare che il sonno sia stato pienamente ristoratore. 

II atto

“Prima diciamoci gli impegni della giornata e poi chiacchieriamo un po’” il diciamoci è un pro forma, perché chi conduce la conversazione, detta tempi, modi e ritmi è naturalmente lei.

Gli impegni della giornata riguardano in primis i nipoti, è bene ricordare i loro appuntamenti, sapere se c’è Bea, se qualcuno di loro sarà a pranzo da lei, se possono gradire le polpette con puré piuttosto che pollo impanato e patatine, se piccola donna ha la lezione di hip hop e nano quella di nuoto, se io ho impegni post lavorativi, se Domenico è in trasferta, se passerà il controllo dell’Enel, se sono previste raccomandate o pacchi in arrivo. Occorre trasmettere telefonicamente, anche in questo caso con dovizia di dettagli, una timeline temporale con tanto di spostamenti e sincronizzazioni. 

III atto

Il più interessante e dinamico. Il III atto lascia spazio a una conversazione libera, che può toccare i più svariati temi, infarciti anche di qualche massima popolare, con punte di citazioni poetiche.

“E tu come stai? Sei serena? Sul lavoro come va? Mi raccomando Margherita, impegnati, ma non esagerare, ricordati che la salute è una sola e in medio stat virtus. Non strafare, quando le cose le prendi con un certo distacco solitamente ti riescono meglio. Senti ma poi nel week end cosa avete fatto?”

Nel III atto c’è la richiesta più approfondita di come sto, non fisicamente, ma qui subentra l’interesse per il mio stato emotivo. Segue prontamente il richiamo da madre apprensiva e amorevole, una massima latina popolare, accessibile a tutti che riconduce all’aurea mediocritas, un certo senso della misura ed equilibrio, tipicamente sabaudi. Perché a nulla vale il fatto che ti reputi mediamente grande, hai due figli semicresciuti, lavori da una mezza vita, le raccomandazioni quelle non possono mancare. Un assortimento misto che arriva dalla voce esperta di una mamma, nonna, ex maestra. Se talvolta poi, malauguratamente, faccio trapelare segni di stanchezza o di debolezza, subentra anche qualche qualche verso ispirato “Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio, … se non puoi essere il sole, sii una stella…”. La variante può essere un’incitazione rigorosa “Volli, sempre volli, fortissimamente volli” per ridestare il mio senso di volontà un po’ fiaccato.

Anche il commiato non è scontato e non si limita a un saluto. No, anche qui è accompagnato da un tocco personale. C’è un “ti voglio bene”, non può mancare e non è detto tanto per dire, c’è l’affermazione quotidiana di un amore incondizionato. Caldo e avvolgente. E ogni volta arriva dritto al cuore. C’è un ringraziamento. “Grazie tesoro, che bello sentirti, sono contenta che siamo riuscite a chiacchierare un po’”

…io in realtà non dico mai un granché…

Non nascondo che non tutte le mattine riesco a sostenere con leggerezza questo rito. E riflettevo di come, nonostante gli anni, si resta sempre maledettamente figli e non si riesca ad affrancarsi da questo ruolo. Come figlio temi di deludere tua mamma che per la trecentomillesima volta ti ripete la sua sentenza giornaliera e continui ad ascoltarla tuo malgrado e come genitore sei assillato dal timore di deludere i tuoi figli, risultando ripetitiva, apprensiva e richiedente. Come figlio non ti stancherai mai di sentirti amato e come genitore senti che il tuo amore non ha mai fine, né limiti, né confini. E alla fine ti trovi sempre presa in mezzo a questo sandwich esistenziale.

Riflettevo anche che questa telefonata racchiude un microcosmo di un rapporto e non potrei farne a meno. E al di là delle apparenze, non c’è nulla di stereotipato, c’è una bellezza intrinseca che mi fa un po’ sorridere, un po’ intenerire.

Mi ricorderò però, quando sarò veramente grande, di non chiedere ai miei figli come hanno dormito, può essere evitato. E citare Alfieri di prima mattina, ecco quello poi è decisamente troppo.

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76 thoughts on “Telefonate mattutine.

  1. 😥 … si leggono solo le parole in corsivo!!
    Non penso sia un problema mio visto che i post di altri blog son riuscita a leggerli. Ti consiglio di dare un’occhiata e magari ripubblicarlo.
    🙂 intanto … Ciao! 🙂

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      1. Uhhh ma scusami, non avevo capito che cibergam avesse chiuso il blog…ci sono rimasta male, anche io non l’ho salutata… 😦 mi spiace tanto quando vedo queste sparizioni …spero sia solo un’assenza temporanea!

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      2. ^_^, ho chiuso il blog, sì, ma non è detto che non vi legga lo stesso 😉
        Un abbraccio a entrambe … e grazie! :*

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  2. Non sei la sola… tra le 08.40 e le 08.50 io e la mia mamma… e la prima domanda è “sei già a milano?”… nuuuuuuuuuuuuuu mamma scappata sono… tutte uguali le mamme… io spedisco il primo whatapp della giornata alle otto del mattino a sofia ben sapendo che lei an ora dorme… e il secondo alle 14.30 ben sapendo che ha altro sa fare… rassegnamoci felicemente 😆😆😆😆

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    1. Cara Manu, mi immagino che siano rituali alquanto diffusi…che quando si vivono talvolta possono stare stretti, ma sono quelli che poi mancano di più…in realtà il post nasce per “festeggiare” nuovamente queste telefonate mattuttine, che per un certo periodo sono mancate, erano stanche e vuote…ora si è di nuovo tutti in forma, e davvero in quei gesti ripetuti c’è un amore che si perpetua…:-) un abbraccio

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  3. Alle volte a me, quando eseguo queste liturgie familiari, sembra di non esserci nemmeno. Vengo investito da un fiume in piena nel quale il fatto che dall’altra parte del telefono ci sia una persona o meno, è del tutto secondario. Giustifico pensando alla solitudine che circonda la persona con la quale parlo… Ma credimi certe volte che non ti si chieda “come stai?” è frustrante…

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    1. Ogni tanto come dici tu Kalosf, mi perdo nei miei pensieri, e lascio fluire quel fiume in piena…però credo davvero che in quel come stai ci sia un grande amore, dimostrato da tante altre parole e soprattutto gesti!!!

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  4. Cara che bello quanto hai scritto. Il piacere di sentire la persona che ti ama, sentire il suo amore e ricambiare da parte tua con il raccontare la tua quotidianità è qualcosa di delizioso. Che tenere siete, tutte e due. Un abbraccio grande.

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    1. Caro Enrico, che piacere sentire che è passata quella tenerezza, al di là della mia facile ironia 😉
      sono telefonate che reputo preziose e mi auguro che durino ancora per tanto tempo…sono momenti in cui senti davvero un amore gratuito e immenso! un abbraccio grande a te e grazie per i tuoi commenti, che sono sempre deliziosi!!!

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  5. come stai? come va il lavoro? sono cose che mia madre non chiede…come oggi….ah sto male ( banale raffreddore) hai sentito il nipote?…..che devi andare a far spesa? eh no ok che lavoro mezza giornata, ma l’altra figlia che viene a colazione e cena da te, che attualmente è disoccupata, non è che potrebbe andare lei a farti un pò di spesa?!
    Non tutte le mamme fanno gli stessi discorsi 😉 buona serata

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    1. Hai ragione Mirna, non è scontato e non tutte le mamme fanno gli stessi discorsi…mi reputo da questo punto di vista molto fortunata…di contro talvolta un po’ soffocata 😉 buona serata!!! 😘

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  6. bellissimo questo post. trasuda amore e amorevolezza da entrambe le parti. mia mamma si preoccupa dopo 46 anni se mangio e a volte quando io e mia figlia siamo sole per cena, mi fa “trovare” un suo manicaretto :passa di qui che ho una cosa da darti mi dice. non si smette di essere figlie neppure dopo che siamo diventate noi stesse mamme.

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    1. No, non si smette mai…e i manicaretti sono un altro grande segno d’amore!!!
      Questa preoccupazione, premura riguardo al cibo e al sonno mi fa impazzire!!!
      Buona serata Principessa 😘

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    1. Tu sei un graditissimo intruso 😉 e i tuoi commenti arricchiscono e insaporiscono le mie pagine! Eh sì mi immagino che tu non sia stato da nessuna delle due parti, un po’ caricaturate in questa occasione!
      Buona serata e grazie!

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  7. È così sottile la linea che ci separa dall’essere figlie da essere madri… È sottile come un filo di lana… Di quelli che fanno pelucchi che solleticano di coccole… 🙂

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  8. E’ cosi’ sottile il confine tra l’essere madre e l’ essere figlia che arrivati ad un certo punto della vita i ruoli si invertono. Nell’ultimo periodo della sua vita ho cullato e accudito mia madre come se fosse stata mia fglia ed e’ stato cosi’ naturale ed istintivo! 😢

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    1. Si lo immagino e in parte ho già provato questa condizione dei ruoli invertiti…cullare la propria mamma come una figlia, che tenerezza! Si vive anche questo, ed è naturale quest’inversione di rotta! Verissimo Giuliana, un saluto caro!!!😘

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  9. Mi tengo strette le telefonate con i miei genitori, che essendo anziani e malati (mia madre non sta per niente bene), sono ogni giorno un dono.
    Per fortuna io abito a pochi Km da casa loro e posso andare a trovarli spesso.

    Alfieri la mattina è davvero troppo.

    Ciao

    K!

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    1. Non potrei essere più d’accordo e ti capisco perfettamente…un anno fa circa mia mamma non faceva più questo genere di telefonate e forse lì in quel momento che è durato parecchio ne ho compreso il vero valore. Anche per questo ho voluto rappresentarle in un post, perché sono una parte vitale del mio quotidiano e me le tengo strette! Un saluto caro!

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  10. tesorona lei!
    anche io devo sentire tutti i giorni mia mamma… sennò son guai… non riuscirei ad andare a dormire altrimenti… capita che ci sentiamo anche piu volte al giorno… anche per un consiglio magari… poi io la vedo spesso perchè quando sono al lavoro il week end porto terremotella dai miei! che belòlo pero rimanere anche un po figli, no?!?!?

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    1. Ciauuuu, tutti i giorni capisci? però se non ci fosse quella chiamata pensa al vuoto! Anche io porto da lei i ragazzi in settimana e il consiglio al telefono ci scappa sempre…mi sono sentita meno figlia in questi ultimi anni per le cose che ho vissuto, per la perdita di mio papà e per la salute più vacillante di mia mamma e quando la risento pienamente mamma in forma mi si apre il cuore!!! un abbraccio!

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      1. eh si il vuoto assoluto senza sentirle… ne sono sicura! forse siamo mammone? troppo? boh.-.. pero io non me ne vergogno affatto… anzi! e le chiedo mi vuoi bene? proprio come faccio col mio compagno… sono irrecuperabile lo so… ma leggendoti, credo che tu mi capisca assai! eheheh! eh mi spiace per tuo papà… e per la salute di tua mamma… il tempo corre… i figli crescono e i genitori invecchiano… mado!

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    1. 🙂 ahahah eh sì, in effetti vista al contrario dà da pensare a noi mamme che finiamo per ricadere nelle stesse cose che possono starci strette! Mentre tu mi scrivi sono nel tuo blog che gironzolo, che belle combinazioni!

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  11. E forse invece tra mille anni chiederai pure tu ai tuoi figli se han dormito bene, e sicuramente ti mancherà quella domanda mattutina ricorrente. Che tocca pure a me da sempre. La storia del “sandwich emotivo” racchiude tutta l’essenza di una vita, come figlia e come mamma, e non avresti potuto esprimere in modo più efficace e stupendo questa sensazione.

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  12. cara Margherita grazie, perché mi racconti com’è avere una mamma alla tua età. Io l’ho persa che avevo 13 anni e spesso, mi accorgo che spio le coppie mamma e figlia, chiedendomi come sarebbe stato. Ti adotto… di invidia… un abbraccio

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    1. Silvia cara, questo post è nel mio cuore da tanto, l’ho scritto circa due mesi fa e lo pubblico ora a viso scoperto per “festeggiare” la ripresa di mia mamma dopo un tempo molto buio…mi commuove tanto sentire quello che scrivi, mi sento una privilegiata, molto, per quanto ho goduto e sto godendo ancora della mia mamma, nonostante le sue difficoltà…ti abbraccio forte io, per l’energia e la gioia che sai sempre comunicare!

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    1. Grazie Francesca!!! Ohhh che emozione, ricevere un tuo commento così…io in realtà non l’ho fatto con consapevolezza, questo lo devo ammettere….ma terrò ben presente quello che mi hai fatto notare! grazie grazie, buona serata

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  13. Grazie ad #adotta1blogger ti scopro, Margherita, e leggo questo tuo bellissimo post: complimenti per la tua verve, la tua scrittura e questo meraviglioso rapporto con la tua mamma che… invidio!
    La mia mamma c’è ma non c’è: da 11 anni è ammalata di Alzheimer, è stabile e comunque in caduta libera. Di fatto sono orfana senza esserlo, faccio pratica di assenze e mi preparo a non essere più figlia.

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    1. Gloria, grazie di cuore!
      #adotta1blogger mi ha fatto incontrare davvero un mondo di persone rare e preziose, ti leggo spesso e vorrei riuscire a farlo di più, ma la nostra vita è una lotta contro il tempo…per questo mi piace fissare i piccoli rituali, quei momenti ormai rari, ripetuti e importanti che danno un valore alle nostra giornate. La mia mamma non sta più bene fisicamente e combatte da tempo e mi tengo stretta questi ultimi scambi, e la ammiro tanto, oltre a volerle un bene dell’anima! Non so cosa voglio dire quello che tu mi scrivi, ma posso immaginare il dolore, il disorientamento di fronte a una persona che c’è, ma non c’è più… la pratica a non essere più figlia la sto facendo anch’io, ti abbraccio e ti ringrazio!!! Buona giornata 🙂

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