Il giorno dopo.

il-delicato-suono-del-silenzio-5

Di solito non commento mai. Mi astengo dal manifestare pubblicamente la mia solidarietà, il mio sdegno, la mia amarezza.

Di solito tengo custodita dentro di me quella sensazione di disorientamento e di preoccupazione, quel dolore che segue le giornate che non si possono dimenticare.

Il giorno dopo ieri, se possibile, è ancora più buio.

E’ il giorno in cui ti chiedi se lì ci fosse stato qualcuno dei tuoi cari, è il giorno in cui pensi realmente alle persone che erano lì e avevano lì i propri cari, è il giorno in cui cerchi qualche razionale risposta che sai già di non trovare, in cui cerchi di raccontare ai tuoi figli cosa è successo. Non sai dare forma a una quanto mai vaga e lontana spiegazione. Perché non la si può trovare.

C’è bisogno di sorrisi. Di movimenti del cuore e dell’animo. Sempre, ma ancora di più il giorno dopo. C’è bisogno di fiducia. Di potersi fidare e affidare, nei giorni a venire, e in particolare il giorno dopo. Non c’è bisogno di cadere in equazioni e parallelismi pericolosi. Quello mai. 

Io non so trovare le parole giuste. Per questo, forse, era meglio anche questa volta tacere.

Eppure sento di voler dire che nel dubbio e nell’incapacità di trovare un perché, voglio restare tra quelli che preferiscono allungare una mano anziché usarla per affossare, tra quelli titubanti e aperti piuttosto che risoluti e arroccati, quelli che desiderano conoscere meglio i fatti, e magari informarsi prima di esprimere un’opinione, tra quelli che sono capaci di sospendere il giudizio, e di fare un passo indietro o di lato di fronte ai morti di qualunque credo e colore.

Ecco, solo questo. Poi è meglio che torni a far silenzio. Che non sempre per forza bisogna trovare le parole giuste. E meno che mai sento di averle il giorno dopo.

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23 thoughts on “Il giorno dopo.

  1. bel commento …

    per cominciare a capire la prima cosa da domandarsi sempre (in questo mondo malato) è

    cui prodest

    la seconda cosa da fare è sempre dubitare delle “versioni ufficiali” e ricordarsi che i media non sono per nulla imparziali, quindi … informarsi da soli …

    ciao … 😦

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    1. Arrivo in ritardo e me ne scuso…condivido appieno il tuo pensiero Claudio…le versioni ufficiali restano certamente incomplete e troppo spesso polarizzate…informarsi in ogni modo è ciò fa la differenza! buona serata 🙂

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  2. Concordo sulla necessità del silenzio in molti casi auspicabile anche da parte di chi indaga o dei media. Ora entro a gamba tesa: sarebbe stato forse opportuno non svelare la collaborazione di Salah Abdeslam dopo la sua cattura – pare anzi che ora stia raccontando ciò che vuole, d’altronde cos’ha da perdere? – annunciare per esempio la sua morte durante la cattura e isolarlo. Non è il sistema americano? Non tutti i terroristi fatti prigionieri dagli statunitensi sono morti… Quindi. Ma sai, togli una notizia ai giornalisti e gridano all’attentato alla libertà di stampa.
    In sintesi, quoto il tuo commento e adotto il silenzio.
    Primula

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    1. Ciao Primula, grazie per il tuo commento, invocando il silenzio,il mio, mi sa che ho inibito i commenti e non era mia intenzione.
      Credo sia difficilissimo trovare un equilibrio tra notizie giustamente diffuse ai fini della conoscenza collettiva e notizie strumentali a fini di scoop. In molti casi, in troppi vedo prevalere la seconda e pertanto viene da chiudersi in una sorta di silenzio ripiegato e sicuramente anche questo non va bene…il mio era un semplice tentativo di dire come mi sento e con chi mi sento più affine…un caro saluto e grazie per essere passata di qua!

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    2. Primula ha ragione, bisogna sempre guardare oltre, cercando di immaginare ciò che potrebbe accadere prima di parlare o agire in un certo modo. Purtroppo mi sembra ci sia molta incompetenza che porta a sottovalutare ciò che sta avvenendo. Tutta la sofferenza di cui si parla in tv certo serve per far conoscere alla gente la realtà, ma allo stesso tempo alimenta l’ego di chi ha adottato la strategia del terrore, spronandolo a continuare. Perché il dolore di altri è alimento per alcuni

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      1. Hai perfettamente ragione, motivo per cui tendo a non volere scrivere in queste situazioni, ma ieri è stato necessario! Grazie per le tue parole …

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    1. In un mondo ideale certo che sì Francesco. Purtroppo dobbiamo fare i conti con una realtà gestita malissimo. Gli interventi che leggo e ascolto in Tv sono solo e quasi unicamente il riassunto o copia/incolla di situazioni già note, solo critiche stantie, ton sopra le righe e nessuna proposta realisticamente realizzabile allo stato attuale delle cose.
      Ora a mio avviso serve fermezza, avere idee ben chiare, non confondere strumentalmente immigrazione con terrorismo islamico anche perché gli attentatori sono tutti di seconda e terza generazione, cittadini europei insomma già noti a servizi segreti e autorità da quanto ci è dato sapere. E serve la collaborazone di quelle parte di mondo musulmano “sano” che esiste nonostante qualcuno continui imperterrito a negarlo. Esistono anche musulmani che stanno combattendo in loco una loro resistenza, vedi a Kobane per esempio dove l’Isis sta arretrando o in Tunisia al confine con la Libia. L’attacco jihadista di qualche setimana fa è stato domato dai soldati tunisini grazie alla colllaborazione degli abitanti arabi libici in loco. L’ho saputo da amici tunisini e letto sulla stampa locale in un breve articolo. Qui nessuno ne parla, perché? Fa comodo a chi mentenere il caos? Nell’ordine si trova tutto, il disordine protegge.
      Chiedo scusa per essermi presa un po’ di spazio. come vedi cara Margherita non hai inibito nessun commento, anzi. Le tue riflessioni sono uno spunto magnifico.
      Grazie
      Primula

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      1. Sono davvero felice, ma non sai quanto che tu ti sia presa questo spazio, raccontandoci anche di fatti importanti che non conoscevo. Condivido completamente quando dici, anche se mi sfuggono molti aspetti e farsi un’idea chiara e completa attraverso i media è impresa sempre più ardua. Grazie di cuore perché hai trasformato una semplice riflessione in scambio proficuo di idee e informazioni ☺😊😘

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  3. Io credo ci siano responsabilità molto precise in tutto quello che sta succedendo, ma sono misteri che con molta probabilità non riusciremo mai a svelare fino in fondo. Sono convinta che né lo stile di vita, né la religione abbiano a che fare con tutti gli atti terroristici di quest’ultimo anno, e con le guerre in corso in Medio Oriente … la storia insegna che nulla è mai stato fatto in nome di qualsivoglia religione o credo, ma solo per interesse di potere, di predominio economico … fino a quando qualcuno non riuscirà a rispondere con chiarezza a due domande fondamentali, i miei dubbi continueranno a persistere:
    1 -Chi arma questa gente?
    2 -Cui prodest?
    Ho letto un interessantissimo articolo di Giulietto Chiesa, “I tanti misteri degli attentati di Parigi”, a questo link, che mette in campo alcune ipotesi. Non credo siano molto distanti dalla realtà.
    Ciao, Marghe, scusami se mi sono intrufolata, buona serata.

    https://luciogiordano.wordpress.com/2016/03/15/i-tanti-misteri-degli-attentati-di-parigi/

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    1. Ma invece grazie davvero per le tue parole e per l’articolo segnalato. Mi fa piacere sentire il parere delle persone e conoscere di più anche attraverso scambi e confronti! Buona serata Marianna 😘

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  4. C’è bisogno di sorrisi. Di movimenti del cuore e dell’animo. Sempre, ma ancora di più il giorno dopo. C’è bisogno di fiducia. Di potersi fidare e affidare, nei giorni a venire, e in particolare il giorno dopo. Non c’è bisogno di cadere in equazioni e parallelismi pericolosi. Quello mai.

    Non riesco a trovare un aggettivo adatto. Confesso che mi hai quasi commosso. E’ ciò che vorrei fare, uqotidianamente, insistentemente.

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