Incontriamoci là.

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Ogni tanto la desidero proprio una scorribanda nei miei sogni. E accade sempre in aprile, il mese del tuo compleanno.

Dicono che ci vogliano quattro stagioni per metabolizzare un’assenza. Sono al secondo giro di stagioni e mi sembra troppo poco per dire di aver elaborato e inghiottito tutta quella malinconia, posso dire però che proporzionalmente al senso di vuoto cresce e si irrobustisce un senso di gratitudine piena.

E se non arriva in sogno il nostro incontro, lo voglio immaginare così.

Mi chiami al lavoro, esco prima, appuntamento in gelateria.

Arrivo per tempo, guardo il cellulare, rispondo per dovere a una mail, poi ti avvisto in lontananza. Sorrido. Pedali sulla bici gialla ToBike, spettinato, con l’aria trasognata di chi ha sempre vissuto il lusso e il privilegio di estraniarsi in una dimensione tutta sua.

Non mi vedi, non mi hai mai visto da lontano. Mi godo quell’attimo in cui so che mi cerchi, e con lo sguardo vai a tentoni, e reagisci con felice stupore quando infine mi metti a fuoco. E’ la sorpresa di chi i sentimenti li ha sempre tenuti a fuoco, nitidi e fedeli, e sussulta di gioia nell’incontrare i miei occhi.

– E’ da tanto che mi aspetti? Come stai bene, vestita così. Margherita, non dire alla mamma che sono in bici, sai che poi si preoccupa…non so di cosa, ma è una spirale nota, quella delle preoccupazioni e dei segreti infantili. Abbiamo vissuto così e nessuno osa rompere quella spirale.

– No tranquillo, sono appena arrivata. Non lo dirò. Ci prendiamo un gelato?

– Sì. Qui fanno benissimo l’affogato all’amarena. Sediamoci, raccontami un po’, non hai mai tempo, tu.

Rispondo e non faccio domande. Ora avrei tutto il tempo che desideri, per raccontarti le piroette lavorative, gli incastri familiari, le ristrutturazioni casalinghe,  i cambi di organigramma, le evoluzioni scolastiche, le esibizioni musicali. Nuovi progetti di chi vuole spingere in avanti obiettivi e interessi. Me l’hai insegnato tu ad ampliare lo sguardo verso chi è più lontano, meno fortunato, più curioso.

Mi ascolti interessato, attento. Lo sei sempre stato, forse troppo. Per questo sono fuggita e non sempre mi facevo trovare alle tue incursioni. Quelle che ora sogno e mi tocca immaginare.

Chiacchiero come piace a te. Per una volta non sono avara di parole e resoconti, generosa nei commenti, nell’indugiare sui particolari.

E’ un momento luminoso, una bolla, una sospensione onirica che dura troppo poco e mi lascia smarrita.

Mi sono dimenticata di dirti tante altre cose. Volevo soprattutto dirti che l’unico che parla sempre di te è nano. Sta bene e se la cava egregiamente, smettila di stare in pensiero per lui. Almeno ora, non più. Pensa che sfoglia i tuoi libri, ascolta la tua radio, accende il tuo PC. Senza veli, timori o inibizioni. A viso aperto. I bambini hanno il dono di rendere ogni cosa naturale. Anche l’assenza.  Di fartela toccare e vedere, di farla sparire per un po’.

Racconta come fossero successi ieri fatti vissuti, quel tempo vostro condiviso. Di quella volta che alla Apple Store avete girato il video clip promozionale dell’iPod. E gli addetti poi, ad ogni vostra nuova visita, vi riconoscevano e vi salutavano. Non stento a crederlo.

E poi ti assomiglia, sempre di più. Dio come ti assomiglia, mi sembra incredibile.

Ed è come un regalo o un privilegio o una magia, rivederti in lui. Quei tratti goffi e incerti, tuoi, che mi facevano in parte ridere e in parte irritare, ora li riguardo con la leggerezza di figlia equidistante, che non parteggia più per la mamma e non rimbrotta più il suo papà. Anche la distanza può ricongiungere e addolcire, far trovare nuovi equilibri. 

In questa nostra familiarità onirica, mi prendo il tempo e lo spazio di guardarti anch’io con la riconoscenza che, per fretta, abitudine, inconsapevolezza, non ti ho riservato quando eri sempre pronto ad essere lì, vicino a me. Rimpiango quell’acerba e presuntuosa noncuranza, quando pensavo di non avere alcun bisogno di fissare nella memoria i dettagli.

Ho bisogno oggi delle tue incursioni perché mi regalano momenti, seppur brevi, di un tempo bello. E perché mi ricordano l’importanza dell’affetto e dell’attenzione, fuori e dentro i sogni.

 

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52 thoughts on “Incontriamoci là.

    1. Grazie Mela, so che c’è tanto cuore in quel bacio enorme. Mi ricordo già tempo fa un tuo commento sul tema…sarà scrittura terapeutica la mia, ogni tanto ne ho bisogno, come di immaginare e sognare. Ti abbraccio forte anch’io, col cuore!

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  1. Che bello! Si’, e’ proprio lui, sempre con qualcosa fuori posto. Cappellino, camicia, mollette ai pantaloni. E tante cose da chiedere. Nostalgia. ❤

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    1. Camicia a quadrini, mollette e chiacchiera instancabile…Che mi scappa ancora da ridere, pensando a quando lo incontravamo nella nostra via e fingeva di essere casualmente lì 😉

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      1. Ma sono contenta che ti sia piaciuto…ogni tanto torna il bisogno di scrivere…forse con il tempo si diraderà anche questa esigenza, ma per ora fa stare bene! Che trasmetta serenità, non lo so, tu lo pensi e lo senti, probabilmente è così, c’è una calma interiore, un po’ di rimpianto ma dolce 🙂 Grazie Dora, le tue parole sono sempre preziose per me e speciali.

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  2. È da manuale questo fatto che il padre, non si sa perchè, gli si riconosce il dovuto sempre troppo tardi. Col rimorso di non avere ricambiato quando si poteva. E così adesso…

    Nota: quell’immagine è super!

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    1. Partiamo dall’immagine che mi viene più facile…è la rappresentazione visiva della mia bolla luminosa, gialla come le bici di Torino Bike 😃

      Non so in realtà se sia una costante che accada con i papà, credo piuttosto che sia proprio tipico dell’animo umano non sapersi gustare a tempo debito la ricchezza che si aveva a portata di mano…i rimpianti colorano le assenze non sempre a tinte scure, per me vale sempre il colore giallo…perdona lo scritto terapeutico, scritto probabilmente più per me, ma almeno in questo spazio ho pensato di potermelo concedere…buona giornata Guido, un saluto caro caro !

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      1. La tua puntualizzazione che sia dell’animo umano non sapersi gustare ecc. – mi trova senz’altro più che d’accordo. È un’estensione che senz’altro condivido, del mio commento. Arrivo a dire, necessaria.
        Poi il colore e le tinte dello stesso, certo, variano a secondo del nostalgico. Nel tuo caso, mi confermi l’idea che ho di te, di un carattere positivo, in sostanza, equilibrato.
        Circa lo scritto terapeutico… Credo fosse Flaubert che abbia detto: «Madame Bovary c’est moi».
        Ho il dubbio che terapeutico, lo scrivere, lo sia stato anche per Dante.
        (Con questo, se il paragone ti scoraggia, non farci caso) 🙂

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    1. Grazie a te che hai letto! Non ho tanto pensato al lettore in questo caso, avevo bisogno di raccontarmela un po’;-) …ma con l’affetto di chi ormai mi conosce da un po’di tempo pensavo di potermelo concedere. Credo che il bello di scrivere sia anche trasmettere umori, stati d’animo ed esigenze di momenti interiori…un abbraccio!

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    1. Ohhh ma tu sei troppo generosa con me, davvero…grazie di cuore per le tue parole, ma soprattutto per esserti soffermata proprio su questo post, per me così intimo e importante. Un abbraccio di cuore Michela!

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