Tra luci ed ombre della mia seconda adolescenza.

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E poi alla fine arriva come una lamata. Inevitabile come il freddo umido dell’autunno. Tagliente come non te la saresti proprio aspettata. Quella frase che segna la distanza, che ti fa capire che sei davvero dall’altra parte della barricata. Non a parole, no, scritta su un messaggio di whatsapp in modo da poter essere riletta, masticata e deglutita come un boccone amaro. “Perché tu non sai come sto veramente…e non so nemmeno perché sto male, so solo che l’unica cosa che voglio è piangere e stare con i miei amici…”. L’universo sta lì tra lacrime e amicizie, tristezza e sobbalzi di cuore. Tra luci ed ombre.

E avresti immaginato di pronunciarla tu l’ultima volta, eppure no eccotela riproposta. E avresti pensato di essere una mamma diversa, moderna ed evoluta, più capace insomma. Di capire ed accogliere, di anticipare e prevenire. E di non sentirla così forte quella presa di distanza, perlomeno di attutire il colpo.

Il fatto è che per quanto ci si senta giovani, si indossino anfibi e parka quella distanza c’è. Il fatto è che per quanto si tenti di essere empatici e comprensivi, ci si è dimenticati che quella distanza è necessaria e salvifica. E va rispettata. Ricordata e accettata. Il fatto è che si pensava di essere più abili e sensibili e invece di fronte a questa seconda adolescenza ci si trova disarmati, frastornati, esattamente come se fosse la nostra prima volta. Perché si è tremendamente umani, fragili, anche impacciati e forse non si è ancora completamente metabolizzate le nostre frustrazioni di ragazzi, perché a ricordarmela la mia adolescenza sudo ancora freddo. E la rimpiango solo a tratti.

Eppure mi ci rituffo dentro, ripenso a quella frase, a quel bisogno di pianto improvviso e imprevisto, di amici che diventano famiglia, di amori che fanno mancare il fiato. A quegli anni in cui mi sentivo terribilmente incompresa, e mi crogiolavo in quella tristezza, mi avviluppavo in una coperta di insicurezze, me le tenevo strette, cucite addosso. E probabilmente anche il più illuminato dei genitori sarebbe risultato inadeguato goffo e incapace. E gli avrei detto, lascia stare, non sei tu. Lasciami fare.

Mia figlia poi, una volta che torno a casa, dopo quel messaggio indigesto, mi dice a parole, con calma “Mamma, è così, è normale”. Della serie non ti crucciare, un po’ sei tu che rompi le palle, e insisti e chiedi e vuoi sapere e dici di essere pronta ad ascoltarmi, un po’ sono io che non voglio, che so che non serve a niente, che so che non mi basti più tu. Il punto è che tu non sei più la mia risposta, non basti solo tu.

E forse il segreto sta proprio qui, in quel semplice  “E’ così”.  E’un’età tremendamente schifosa ed esageratamente bella, è normale che sia così. Facciamocene una ragione, tu che sei alle tue seconde armi e io che sono al mio primo impatto con questo gusto amaro. Troviamo il modo di capirci a metà, in questa pseudo normalità di me che parlo a macchinetta, rido, scherzo e poi improvvisamente mi rintano e rabbuio e di te che sei pronta a tendermi la mano, mi chiedi e mi ascolti, ma mi capisci solo a metà, non puoi ricordarti più che cosa si prova dentro. Non lo capivi di te, figurati di me.

Troviamo quella terra di mezzo che nella distanza, talvolta puoi avvicinarci. E quando siamo lontane ripetiamoci che è così.  

“Mamma domani andiamo in centro? Mi piace andare per negozi con te, perché tu mi istighi allo shopping”

Non so se sia un complimento, non so nemmeno se andarne fiera, ma sa di buono. Tra luci ed ombre di questa adolescenza suona bene. Di complicità e terra di mezzo.

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23 thoughts on “Tra luci ed ombre della mia seconda adolescenza.

  1. Lo shopping é sempre una buona idea! Sicuramente copre il divario generazionale e chissà quante crisi adolescenziali (ma non solo!) sono state salvate da un bel paio di scarpe nuove! É sempre troppo bello leggerti!😘

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  2. Che sensazione strana e dolce amara quella di sentirsi così vicine eppure così distanti da loro. Della mia adolescenza ricordo quasi tutto, soprattutto quell’inspiegabile voglia di piangere anche senza motivo. Quell’inspiegabile sentirsi incompresi… Se ci penso mi sembra passato un secolo, ma quelle sensazioni riaffiorano in un attimo. In quei momenti ti sembra che nulla potrebbe tirarti su.
    Ma poi affiora il pensiero dello shopping con la mamma… Questa è poesia! Buona notte, cara…

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    1. E’ proprio come descrivi tu Gisella, un misto di dolcezza e amaro insieme. Quel ricordarsi, eppure sentirsi lontani, essere percepiti lontani. Sentire quelle parole ha fatto risuonare dentro di me un mondo intero! buona notte a te mia cara 🙂

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  3. Così vicini, così lontani.
    Con i figli la formula magica non esiste, lo vedo con il mio.
    Bisognoso di attenzioni, ma 5 minuti dopo se gli fai una domanda lui non ti degna di risposta.
    Tant’è.
    Spero sia l’età, che porta a questo tira-e-molla di sentimenti d’afeftto e bisogno di starsene in pace.
    E con i ragazzi non c’è lo shopping come via d’uscita.
    Ciao Margherita.

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  4. Il distacco è necessario per trovare la propria identità e non divenire una copia dell’adulto che l’accompagna. Quel che il genitore dovrebbe fare è essere contento di questa scelta, perchè sinonimo di forza interiore. Oggi si oppone alla madre, domani lo farà con chi la vuole diversa…

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  5. E’ difficile farsi una ragione sui figli che crescono, presumo perchè non ne ho, un po’ li vorremmo sempre piccoli e un po’ tocca lasciarli andare. Mestiere difficile quello del genitore. Bella come sempre Marge. Scusa il ritardo in cui ti leggo eh

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    1. Oh Rom, tu puoi leggermi o non leggermi quando vuoi 🙂 sì è difficile, ne scriverei e ne parlerei in continuazione e mi succede con gli argomenti che mi stanno più a cuore e anche quando sono un po’ in difficoltà! vi terrò aggiornati…un bacio!

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    1. Sì mi ha messo di fronte all’inevitabilita’ dell’incomprensione e della solitudine di quell’età. È stato scritto molto di pancia questo post, senza particolare attenzione a virtuosismi formali, proprio sull’onda delle emozioni del momento. Grazie di cuore per le tue parole e per essere passato di qua!

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    1. Ma ciao tesorella bella, eccoti!!! Mi manchi, accidenti, avrei proprio voglia di una chiacchierata bella e di una tua lettura…devo passare a trovarti, assolutamente. un bacio di buona giornata 🙂

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  6. Non sono pronta. Il bello è che non lo sarò mai. Mi stai lasciando intendere che non ci si arriva pronti, non si può. Hai ragione nessun genitore sarebbe quello “giusto”. Accettare che tu non sei più la risposta a tutto, è qualcosa che fa pena a te ma anche a lei, credo. Sbaraglia. Ecco cosa avete in comune, oltre allo shopping: questa verità un po’ pungente…

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    1. E’ esattamente così. Non si può arrivare pronti e quella verità un po’ pungente che hai detto è ciò che più disorienta. Entrambe. Ma è ugualmente bella questa nuova avventura, molto impegnativa, ma bella. Un abbraccio Maddalena

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  7. Reblogged this on pensierisottovuotoblog and commented:
    Ciao, sono capitata qui per caso, passeggiando per il web e non potevo finire in un posto migliore. Questo post poi…sembra scritto per me, dalla prima all’ultima parola.
    Credo che d’ora in avanti mi troverò a passeggiare spesso da queste parti.
    A presto,
    Feferica

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      1. Con tutto quel turbinio di confronti e sentimenti, diciamo rosa… mi auguro che l’unico uomo in scena possa almeno usufruire di un piatto di minestra caldo e non di una scatoletta all’ultimo momento 🙂

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