Spazi di memoria.

la-casa

La casa dove abitavo è spazio di memorie. Delle prime volte, di conquiste, luoghi di incontro e nascondigli sicuri. La casa era la cucina, zona di studio e confidenze con la mamma, di pranzi e cene intorno al tavolo rotondo, di merende e feste improvvisate. La stanza dei genitori sempre chiusa, non sufficientemente in ordine, andava preservata come spazio di intimità e quella libreria a quadrotti lasciava intravedere le passioni di mio papà. Libri in lingua, libri da radioamatore,  l’enciclopedia Treccani, cartelline e registri di scuole elementari. Il lettone rifugio caldo quando si era malati, o porto rasserenante nelle notti di brutti pensieri sembrava allora davvero grande, pronto ad accogliere sogni indesiderati.

Il corridoio sul quale si affacciavano le varie stanze ospitava il telefono, il bigrigio con il filo attorcigliato sul cassettone d’epoca, segno dei tempi ormai passati. Il bagno veniva costantemente occupato, bastava tirarsi dietro il telefono, sedersi lì per terra, ed immergersi in quelle ore di chiacchiere, di versioni dettate al telefono, di risate e sospiri.

Dal balcone mia mamma monitorava in allerta uscite e compagnie, da lì mi affacciavo per annunciare il mio imminente arrivo “Solo un un attimo, mi devo ancora lavare i denti”.

E poi la mia stanza. La luce verde sulla scrivania accompagnava le ultime ore di studio serale, mentre la tele trasmetteva Indietro Tutta. Il letto conteneva a mo di cassetto un altro letto per ospiti e amici. In assenza di un fratello o di una sorella sempre desiderati, gli amici in casa riparavano dai piccoli spifferi dell’animo.

La casa è quella che abitavo e disegnavo, all’esterno sembrano tutte uguali, eppure era così unica nei mobili anni 70, nei profumi di manicaretti e lenzuola fresche, nelle geometrie note e familiari. La casa era parte integrante del mio essere, dei miei dati personali, insieme al mio nome e cognome portavo sempre con me l’indirizzo di un luogo del cuore. La casa conteneva cose e persone insostituibili, custodiva segrete gioie e dolori, cresceva con me e cambiava le sue sembianze. Oggi la guardo e la vedo invecchiata, mi appare ricoperta di una coltre bianca, un poco canuta e polverosa, intrisa di quei ricordi che assalgono d’improvviso e fanno sentire il sapore di lacrime in gola.

Oggi quella casa è custode di chi manca e non c’è più, e veglia delicatamente su chi c’è ancora. E’ un divano dove si leggono storie di libri e persone e una stanza dall’odore di caffè. E’ in parte vuota, silenziosa, ma ancora carica di tutti quegli oggetti che la rendevano vissuta.

Aiuto mia mamma a prepararsi per la notte, la assisto nel svestirsi e rivestirsi e respiro l’odore di quella casa che mi ricorda chi ero. Chiudo la porta, metto la catena, abbasso le persiane. Riti e gesti ereditati che si ripetono a preservare quel calore e quella sicurezza dei tempi andati. E nella malinconia di quel letto dove mi proteggevo, oggi occupo un posto che non era, non è il mio. Sdraiata accanto a lei, a quel corpo che faticosamente si muove e ha perso ogni elasticità e prontezza, ricordiamo come eravamo. Perché la casa è luogo del ricordo, dove ricordo tutto per filo e per segno, e rammendo qualche pezzo per non perderlo per strada.

La casa è molto altro ancora, ma è sicuramente anche questo. Fatta di persone, ma anche di cose materiali che mi riportano all’immateriale.

Advertisements

43 thoughts on “Spazi di memoria.

  1. Hai scritto uno dei più bei post che mi sia capitato di leggere in giro. C’è cuore, e ci sono dei sentimenti in cui penso non ci sia alcuno che non ci si possa ritrovare. Hai prosato rendendoli in ogni sfumatura e le sfumature sono quelle a rendere vere le verità. Non dico che hai scritto un pezzo da antologia, diresti che sono esagerato e ti imporrei (da parte mia senza volerlo) il disagio di schermirti. Così non te lo dico! 🙂

    Liked by 4 people

  2. ❤ Bellissimo Marge. Davvero commovente. Poi con tua mamma ti capisco alla perfezione. La cucina è il mio posto preferito, forse perchè è quello dove accolgo i miei amici. Io spesso per ritornare indietro nel tempo, a volte ceno con latte, caffè e qualche pezzo di pane…. e non so perchè ma funziona, anche se per poco, giusto il tempo in cui sento in bocca il sapore del latte. Un abbraccio Ro

    Liked by 4 people

    • Ma doppio grazie Romeo caro! E’ da un po’ che mi frulla tra testa e cuore questo post, e oggi finalmente è uscito…so bene che puoi capire e sentire certe sensazioni…la cena con caffelatte e pane è una delle dolcezze da bambini, vale anche per me! un abbraccio grande grande

      Liked by 1 person

  3. Mi hai emozionato come non mai, vivo la mia casa attribuendole valori e sentimenti, se non uguali, molto simili ai tuoi. La mia casa è ancora qui, dove sono io, custode di chi non c’è più e custode mia. Cose e ricordi tra i quali mi sento protetta, una tana dove mi rifugio dai pericoli esterni, dal rumore del mondo, nel silenzio interrotto dai piccoli scricchiolii di una sedia, di un vetro che si muove, dalle mie gatte che si rincorrono. Qui vivono le energie delle persone che vi hanno abitato, qui sono le mie energie, i miei libri, la mia musica. E se qualcuno mi chiede cos’è la casa io rispondo sempre: la casa è dove c’è famiglia. Vado ad asciugare una lacrima, una gioia immensa leggerti! 😀 😥 😀

    Liked by 4 people

  4. Margherita, forse non te ne sai accorta, ma hai scritto pura poesia. I commenti precedenti al mio dicono il vero, sono righe splendide.
    Io stesso torno nella mia vecchia casa e mi rivedo bambino, rivedo mia madre, e poi i miei vecchi libri, i miei spazi, vecchi giocattoli. Una casa che invecchia lentamente insieme ai passi di mio padre, ormai solo.
    Una casa che sento contemporanemente vicina e lontana.
    Mi hai emozionato.

    Liked by 3 people

    • In effetti Andrea forse non me ne sono accorta e ti ringrazio! Mi ritrovo molto nei sentimenti che hai descritto, frequento una casa dove ormai c’è solo più uno dei due genitori e la sento per certi versi ancora propria e per altri lontanissima…sensazioni strane, intense e toccanti! Grazie a te di cuore e buona serata 😘

      Liked by 1 person

    • Uh che bel pensiero, è vero! La cucina rimane comunque il cuore pulsante della mia casa d’origine e della mia attuale! E’ la stanza dove ci si riunisce e si parla si più. Grazie Massimo per le tue parole 🙂

      Liked by 1 person

  5. che bellezza Merighetta ❤
    questo fa di quattro mura una casa e non un'abitazione… la vita che passa e si ferma, tra pensieri, ricordi ed emozioni..
    sei così dolce e delicata… bellissimo, davvero :-*

    Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s