Libri e labbra rosse.

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Aveva caschetto nero, occhi piccoli e vivi, labbra di un rosso sfacciato e un amore smodato per la poesia e i Promessi Sposi. Amava smodatamente anche noi. Goffi e incompleti, acerbi ed immaturi, ci accoglieva così senza rifiniture e non si poteva non abbassare le difese di fronte a quello sguardo avvolgente.

Parlava e prestava uguale attenzione a tutti. Anche a Sergio Allemandi, che consideravamo non troppo intelligente, eppure si fermava per lui, lo chiamava alla cattedra e gli leggeva Pianto Antico per fargli assaporare ogni passaggio di quel dolore paterno. Voleva fargli sentire la potenza della poesia che parla a tutti, anche a chi è momentaneamente distratto.

Dedicava ad ognuno momenti di sé, infarciti di quello che sapeva e amava. Ci parlava di Renzo e Lucia, come di due ragazzi come noi, ci incitava a leggere Salgari e Robinson Crusoe, ci spiegava la poetica del Fanciullino con gli occhi emozionati.

Non era bella, eppure piaceva. Elegante e raffinata sapeva come avvicinare. Prima di ogni lezione, fumava una sigaretta fuori dalla classe e intanto ci guardava da là, scrutava i nostri movimenti, il nostro mondo che certamente la riguardava e la attraeva al di là di tutto. Ci piaceva pensare che tra lei e il professore di tecnica ci fosse una comunanza di interessi e uno scambio di sorrisi tutto loro. Ci piaceva credere che anche da adulti il cuore lasciasse varchi aperti per brezze primaverili.

Amava le parole e la grammatica e credeva che quella passione fosse un’opportunità per tutti. Sapeva anche che certi giorni toccava dimenticarsi il programma e parlare semplicemente o anche solo ascoltare. Ci sarebbe sempre stato tempo per leggere Ungaretti e Montale, mentre noi non potevamo aspettare.

Anche con Walter, che era ripetente e piccolo ladruncolo, era riuscita a portarlo dalla sua parte. A parlargli di Giovanni Verga e della roba. Lo prendeva per mano e lo portava a conoscere Mazzarò, quel personaggio così gretto e arido, capace solo di lavorare per avere di più. Gli faceva toccare quella pochezza per riportarlo poi nella sua vita di tutti i giorni, nelle sue vie e a convincerlo che la roba, se rubata e sottratta disonestamente, non ha alcun valore.

Di Chiara molto bella, e seducente oltremodo, più di qualunque altra ragazza della IIIA, percepiva ombre e fantasmi, la aiutava a sconfiggerli. Che essere belle era un dono e non un vanto e ci si poteva anche scordare dei propri occhi verdi per guardare un po’ più in profondità quelli di Luigi.

Emanava profumo di gesso misto a mughetto e aveva capito di essere entrata nel mio cuore. In ogni libro letto, in ogni poesia studiata, in ogni parafrasi del testo vedevo i suoi occhi guardarmi e ripetermi “Non smettere, continua e chiediti sempre cosa hai provato”.  Lo faccio anche ora, quando volto una pagina mi chiedo cosa ho sentito e mi ricordo di lei. Ha piantato semi fecondi che hanno messo radici forti e resistenti, ha tracciato solchi preziosi e duraturi nella mia coscienza bambina. E anche oggi mentre leggo rivedo lei e le sue labbra rosse.

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22 thoughts on “Libri e labbra rosse.

    1. Ciao Guido caro, mi accorgo di avere dei ricordi piuttosto vividi della scuola che vengono a galla 🙂 nostalgia di chi inizia a sentire i richiami del passato, un abbraccissimo

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      1. Mi hai fatto sorridere: «nostalgia di chi inizia a sentire i richiami del passato”.
        Eh sì, richiami che nel mio caso hanno assunto il volume di ululati! E niente da fare, ho voglia di turarmi le orecchie 🙂

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    1. Anch’io ho avuto esperienze varie e alcune tutt’altro che positive, però sopra di tutte rimane questo ricordo e l’immagine di questa donna che in fondo ha determinato i miei studi futuri e le mie passioni. Credo sia davvero un ruolo importante 🙂

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      1. Sai, proprio questa mattina ho scoperto che il figlio di una mia collega ha il mio stesso prof di filosofia, una coincidenza che m’ha riportato indietro nel tempo ( mannaggialapapera se son vecchia!!!) a quando quel uomo ci spronava a discutere, ragionare, mettere in discussione… a quando ci siamo sentiti profondamente traditi quando il suo registro è cambiato totalmente in sede d’esame, a quanto l’abbiamo odiato…
        Però le sue lezioni le ricordo ancora con affetto
        Un abcioa te! 🙂

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  1. La scuola per me è stata uno strano periodo, e chiaramente coincideva con la mia crescita (non facile), per cui ho un bel ricordo di alcuni prof, ma di altri un po’ meno. Forse alcuni non mi capirono o non ero stato in grado di farmi capire. Comunque indietro non ci tornerei. Sempre bello il tuo modo di scrivere.

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  2. L’autorevolezza di un insegnante di misura sulla capacità di creare empatia con un gruppo di ragazzi. Poi è tutto in discesa. Immagino la felicità della tua prof se leggesse questo tuo dolcissimo ricordo e l’affetto che emana.

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    1. La ricordo davvero spesso e con grande affetto e piena riconoscenza. Farebbe piacere anche a me che sapesse cosa ci ha lasciato! un’eredità preziosa e duratura 🙂 Ciao Primula, buona giornata!

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  3. Il tuo racconto è la dimostrazione tangibile e la conferma di quanto ci insegna Socrate “L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira” e che ispirazione aggiungerei ❤️

    È sempre un vero piacere leggerti 🙏🏻😘

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    1. Grazie a te Nadine, imparo io da te 🙂 l’ispirazione in effetti è quanto di più alto si possa trasmettere, è l’esempio, il modello cui rifarsi.
      Sono felice di avere avuto una professoressa così e ora che seguo i miei figli alle prese con gli studi, è inevitabile non pensarla! grazie Nadine, un saluto caro

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