Sguardi antichi.

IMG-20170606-WA0009

E poi ci siamo io e te su questo tappeto verde, sedute a guardarci.

“Raccontami qualcosa di bello, dai, facciamoci le confidenze”

“Mamma, mi fai ridere, quanto sei antica, quando dici così”

E’ vero, in questo posto sai, ci sono le radici della mia anima.

Qui mi sento a casa, anche se oggi questi muri odorano di nostalgia, di muffa e umido che ristagnano e portano a galla pensieri lontani e sguardi antichi. Qui mi ricordo delle confidenze fatte a mia mamma, di quella complicità che in estate era ancora più facile, di quelle parole spiegate al sole oppure in cucina al riparo dall’afa pomeridiana, dietro la tenda verde.

Qui i rintocchi delle campane suonano più vividi e vengono ripetuti doppi, quasi a ribadire il passare delle ore. Qui ci si trovava con gli amici dietro al Castello e in agosto si aspettava con gioia la festa del paese. Quattro giorni ininterrotti di uscite serali e di giochi, e di danze e di quotidianità che si vestiva a festa. Qui si viveva il compleanno, gli amici sotto il portico a giocare a ping pong e mangiare la torta banane e cioccolato. Qui stava seduto il nonno, in cortile a riposare sotto il pruno, con il suo sguardo severo e vigile.

Non c’è bisogno che ti racconti di me, ti sento ugualmente vicina, mentre la mente ondeggia tra ricordi buoni. Ti sento vicina, seduta a piedi nudi ad attorcigliare fili d’erba e a guardare le piante del giardino. Lo ami anche tu questo posto, richiama il nostro passato. E la natura porta i segni del nostro passaggio: il melograno regalato da Claudia in occasione del tuo battesimo, il tiglio piantato nell’orto quando nacque Lorenzo, il fico sul quale mi arrampicavo con Paolo.

Passiamo a salutare il Luigi e gli zii e poi partiamo, però torniamo presto ad Altavilla, dobbiamo passarci più tempo qui, ce lo ripromettiamo ogni anno. Dobbiamo mantenerci questa promessa.

Suoniamo al campanello, affacciati al cancello di ferro. Lorenzo avvisa del nostro arrivo, siamo noi, siamo passati a trovarvi. Ad Altavilla ogni visita è gradita in ogni momento del giorno. Lo zio Enrico ci aspetta, ci viene ad aprire, urla per sentire meglio quello che diciamo.

La zia Anna è seduta sulla sdraio in cortile, tra ghiaia e prato, e Hosseini sulle ginocchia.

“Siete arrivati finalmente, eravamo qui ad attendervi”

Ad Altavilla si aspetta che il tempo passi, non sempre si riempie, si ascolta il passare del tempo, si ripercorre attraverso il racconto degli anziani.

Lo zio ci racconta di quando ha dovuto studiare qui, da privatista, ripensa a quanto sono stati duri quegli anni. Sembra ricordare ad alta voce, tra sé e sé.

“Ho fatto due anni in uno, quarta e quinta ginnasio tra Casale ed Altavilla perché c’era la guerra. Andavo fino a Casale in bicicletta e arrivato a Roncaglia non ce la facevo più. Allora sempre nello stesso punto, dopo la salita, arrivava una signora gentile a portarmi un bicchiere d’acqua. Che dure quelle strade, bisognava arrivare in perfetto orario. E me lo ricordo ancora lo schiaffo della professoressa Gatti, perché non ascoltavo. Ma da lei sì che ho imparato il greco”.

Sofia ascolta, come suonano ancora più antiche delle mie, quelle parole, quei frammenti di vita lontana. Ci si muoveva a piedi, o in bicicletta, nessun sconto su carichi di lavoro e orario. Lei che pensa all’inizio del suo liceo, ai viaggi in metro, a quelle materie che molti dichiarano morte e anacronistiche. Si interroga ancora sulle ragioni delle sua scelta, lo zio le chiede se è pronta per l’esame, lei titubante risponde. La vedo con gli occhi pensosi di chi immagina come potesse essere la sua vita ad Altavilla, tanti anni fa, in quella casa che ha il sapore delle generazioni passate.

Poi ritorna al suo presente, leggero, vivo e spensierato, tratteggiato di divertimento e allegria. E’ un presente lieve, che non porta pesi, né preoccupazioni, né particolari responsabilità dove si pensa soprattutto a celebrare adeguatamente la fine di questo triennio.

“Mamma, sono emozionata”

“E’ normale dai, è la prima prova d’esame della tua vita, vedrai che sarà bello, te lo ricorderai”

“In realtà pensavo alla gavettonata di venerdì prossimo, di fine anno, non vedo l’ora!”

Anche nei pensieri, rimango antica. E mi godo questo quadro polveroso, che mi ha fatto sognare e viaggiare indietro.

 

Advertisements

2 thoughts on “Sguardi antichi.

  1. Dammi quattro parole: sole, cuore, amore ..e antica! Chissà se tua figlia si ricorderà questo, quando sua figlia in un futuro dirà a lei che è antica. Brava Marghe! Malgrado lo zucchero, non fai mai ingrassare. Questa è una cosa che amo molto di te.

    Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s