Non c’è un modo giusto.

Non c’era un solo modo di essere famiglia. Lo si era inevitabilmente, in quella forma che pareva congeniale, l’unica fattibile, con quelle storture che la rendevano unica, con quelle stranezze che la facevano rara. In molti momenti volevo che fossimo almeno quattro o perlomeno cinque, talvolta desideravo essere un tutt’uno con mia mamma, da quando non c’è mio papà ripenso a quella meravigliosa e irregolare intersezione che eravamo. Non ricordo momenti di gioco con mia mamma. Lei era naturalmente dolce e premurosa, ma poco capace di giocare e divertirsi. Il massimo dell’evasione era fare una torta insieme. Si svegliava presto, … Continue reading Non c’è un modo giusto.

Non si ritorna.

  Come è possibile ritrovare il senso, pezzetti di sé autentici e immutati? Come si fa a recuperare la vista libera, lo sguardo curioso, il respiro ampio? Come si fa a convivere lì tutte insieme in una sola? A sentire le voci di ognuna e farle risuonare di un desiderio solo? Come si fa a ritornare? No, non si ritorna. E si assapora un nuovo vuoto, fatto di momenti cercati e altri inattesi. Di tre giorni a Roma, successi un po’ per caso, un po’ per il sogno di chi ama incondizionatamente gli U2, un po’ per quella voglia di … Continue reading Non si ritorna.

Le stanze dei pensò.

Ogni anno succede. Penso di essere a giugno e mi ritrovo a luglio, tra l’indolenza del caldo e un senso di incompiutezza di metà anno. E guarda caso succede proprio prima che voi partiate. E’ qui che affiora la mia debolezza, nella stanza dei pensò, in quello spazio di pensieri che si fanno sostanza e si traducono nella fatica di lasciarvi andare. E guardarvi partire. Ma no mamma, non ti preoccupare, sappiamo badare a noi e ondeggiare tra gioia e tristezza, è normale, accade a tutti, ce lo ripeti sempre tu. E andiamo a tentativi, ce lo hai insegnato tu. Ci … Continue reading Le stanze dei pensò.