Non c’è un modo giusto.

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Non c’era un solo modo di essere famiglia. Lo si era inevitabilmente, in quella forma che pareva congeniale, l’unica fattibile, con quelle storture che la rendevano unica, con quelle stranezze che la facevano rara. In molti momenti volevo che fossimo almeno quattro o perlomeno cinque, talvolta desideravo essere un tutt’uno con mia mamma, da quando non c’è mio papà ripenso a quella meravigliosa e irregolare intersezione che eravamo.

Non ricordo momenti di gioco con mia mamma. Lei era naturalmente dolce e premurosa, ma poco capace di giocare e divertirsi. Il massimo dell’evasione era fare una torta insieme. Si svegliava presto, preparava la colazione e poi uscivamo. Faceva la maestra ed io ero fiera di avere una mamma come lei, che poteva esserci.

Mio padre aveva scelto la seconda linea, c’era in partecipe sottofondo. Ridacchiava, origliando le nostre conversazioni, commentava ad alta voce, prendeva parte come poteva. Eppure se forse gli riconoscevo poco le doti di papà in termini di peso familiare, di autorevolezza in senso stretto, sarei stata ore ad ascoltarlo parlare in inglese, quando chiamava la famiglia studio dove si era recato a Cambridge mio cugino Paolo, oppure le volte che semplicemente faceva una telefonata di lavoro. Mi rendeva orgogliosa avere un papà dall’accento così squisitamente british.

Ognuno in fondo aveva trovato il posto che faceva più al caso suo, io lì vicina a mia mamma, un poco avanti, con mio padre che vigilava un passo indietro. Ho sempre preferito fare shopping  con mia mamma, ma studiare con mio papà, i canali di comunicazione erano differenziati e non mescolabili. Ho sempre preferito chiacchierare con mia mamma, ma farmi venire a prendere da mio papà. Sapeva essere più discreto e mantenere le distanze.

E poi si aspettava quel fatidico momento di  lontananza, di irriverenti risposte, follie e contrasti, e tardava ad arrivare. Nelle famiglie ci si aspetta un po’ tutti sempre le stesse cose, negli stessi momenti, e così si creano dei miti stereotipati. Di me si diceva che ero brava, che studiavo, mediamente ubbidiente, sempre sorridente. Mi ero cucita addosso, da sola, una parte piuttosto stretta.

Mia cugina era adolescente per davvero, autonoma e volitiva, capace di aizzare gli animi. L’ho sempre guardata con grande stupore e invidia per quel suo modo naturale di mettersi contro e tenere in scacco tutti. Le sue scenate teatrali sono rimaste memorabili.

Mio cugino fumava di nascosto, lo aiutavo a nascondere le siga, nell’armadietto della Pensione Villanita della riviera ligure al riparo da occhi indiscreti. Cercavo in quel modo una mia parte bacata e trasgressiva, ma non c’era verso di trovarla, neanche grattando sotto. Mi ripromettevo di rompere il cerchio, bastava una volta sola. E in fondo, forse, si poteva partire da lì.

Una stagione di mezzo passata in sordina tra libri e studio, qualche amore potente e quella stringente volontà di non deludere mai.

Poi è arrivata una ventata di adolescenza postuma, che ha risvegliato i sensi, facendo riaffiorare il profumo della vita appena passata e ha sbaragliato quei modelli. Il tu non sai ancora e il tu non sai abbastanza non sono più risultati sostenibili. Ci sono volute due gravidanze, per avere la forza di mettermi contro e provare sentimenti di rabbia verso mia madre, che sembrava più mamma di me, che ha suscitato moti di gelosia e rappresaglie di pensieri scomodi e oppositivi.

Ci sono voluti anni, una nuova adolescenza alle porte, quella di mia figlia, e una perdita che brucia in fondo al cuore, sempre, per fare di nuovo pace con me stessa e con la nonna, ormai spettatrice morbida e riservata.

Le armonie a tre sono sempre state le più difficili, difficile stare nel mezzo o mettersi di lato, difficile ascoltare in modo equidistante le voci di propria madre e proprio padre, distinguere la propria voce di figlia, mamma, e compagna. Difficile far quadrare dialoghi interiori e continui tra testa, pancia e cuore.

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15 thoughts on “Non c’è un modo giusto.

  1. Non c’è neppure un modo sbagliato.
    Si procede un passo alla volta, si sbaglia, si piange, si ride, si cade e ci si rialza. È tutto un equilibrio sopra la follia, ma è bello percorrerlo con le persone che ci amano.
    Un bacio grande (per la perdita che conosciamo e) per tutto ciò che sei ❤

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    1. È proprio così, l’equilibrio è anche giusto e bello perderlo per poi ritrovarlo. Sai sempre leggere con attenzione e con cuore ed è una dote bellissima e rara. Un abbraccio e buona estate ❤

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  2. La differanza tra mia madre e mio padre, è che mia madre era casalinga, e con lei potevo fare qualsiasi cosa: i compiti, giocare, guardare la TV, fare passeggiate. Con mio padre ricordo alcuni giri in bici e qualche tiro al pallone. Non che lui non si curasse di me, ma la mamma c’era sempre… lui no, perché lavorava.
    Mia madre mi aiutava quando poteva anche nei compiti, mi ricordo che per l’esame di spagnolo al’Università ripetemmo insieme per settimane tutti i verbi (regolari ed irregolari) ed alla fine li imparò pure lei. Bei tempi.

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    1. Ognuno aveva il suo ruolo e oggi lo serba nel nostro cuore, ognuno con le sue particolarità. Che cara la tua mamma che ha ripassato con te 😊 sono cose che non si dimenticano più. Un abbraccio Andrea!

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  3. Una preziosa capacità del bravo scrittore è sapere fare immedesimare il lettore nei personaggi e nei luoghi che a loro ritaglia.
    Leggere i tuoi “racconti” è sempre un piacere immenso.
    (il tuo papà un ricordo indelebile).
    Un bacio grande.

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    1. Ciao Pierina! Grazie per le tue parole, sono davvero preziose. Ti ho seguita nella tua avventura in Danimarca, che bel viaggio deve essere stato, di mente e corpo, mi racconterai….noi siamo finalmente di partenza, un abbraccio grande!!!

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  4. Le armonie a tre son proprio complicate, a tre tra l’altro sparsi son da perderci il fiato ma si può, si fa e ci si riesce, a volte. Altre volte no ma se ognuno fa il suo pezzetto tutto torna ed è meraviglia ❤

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  5. la tua delicatezza, che allora ti sarà magari sembrata la sarta sciocca che ti ha cucito addosso abiti troppo stretti, è oggi una cifra davvero bella di te e di quello che scrivi, lo penso proprio sul serio

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