Il teatro dell’assurdo.

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“Mamma cosa dici lo facciamo un giro alle Gru, poi passiamo alla Apple e anche da Media World che il 28 luglio è uscita la nuova Nintendo DS. Non è che la desideri adesso, no eh, magari a Natale. Ma ne parliamo più avanti…” – il tono è fintamente democratico, il plurale maiestatis usato adeguatamente, le intenzioni molto chiare e ferme.

“Sai che non so se ho abbastanza magliette tra montagna e mare, magari che dici mamma lo facciamo un giro shopping insieme?” – il suo guardaroba langue, se ne rende conto solo per una questione pratica, nel passaggio da montagna a mare non c’è il tempo di lavare tutto, ma una soluzione c’è, siamo anche in tempo di saldi… lo incrementiamo questo guardaroba?

“Se vuoi ti mando i miei compiti via wa così me li correggi in qualche momento buco che hai al lavoro” – non aspettavo altro, nei momenti di pausa al lavoro invece di bermi un caffè e scambiare due chiacchiere con un collega, bramavo dal desiderio di ripassare la differenza tra transitivo e intransitivo, verbi attivi e passivi. Manda, manda!!!

 “Uh poi dobbiamo anche pensare all’abbonamento della metro. A settembre poi è troppo tardi, non serve solo a Sofi, mi sa anche a me…” – subentra anche un senso del dovere quasi adulto, si pensa al futuro, l’inizio delle medie alle porte e tra tutte le priorità l’abbonamento alla metro è al primo posto! Oh già.

“Ma i libri li abbiamo già prenotati? Top, perfetto, ottimo” – i libri dei compiti delle vacanze sono intonsi, aperti una o massimo due volte per fare la conta delle pagine, le divisioni e precise attribuzioni di pagine ad ogni giorno, poi vengono richiusi accuratamente. Pensiamo ai prossimi di libri, che questi proprio non li digeriamo.

“Oggi pensavo di uscire con Sofia, poi mi do un gancio con Bebe e poi invitiamo qualcuno  a dormire, magari” – ma si dai nel dubbio anche qualcuno che passa per strada a caso, no?

“Mi posso scaricare la beta di iOS 11? Ho letto tutte le recensioni, probabilmente ci sarà un impatto negativo sulla batteria e alcune funzionalità sono ancora da testare per bene, ma mi prendo le mie responsabilità , mi sono anche informato sulla procedura di downgrade, stai tranquilla” – blablabla bla non lo voglio più sentire…

“Mi sarebbe piaciuto farmi rossa, devo dare un tocco di novità, ma magari anche solo dei colpi di luce biondi. Io invece devo farmi il ciuffo blu” – l’estate si sa è allegria e tripudio di colori, devono per forza finire sulla vostra testa?

“Ma papi quando torna a casa? Stasera tardi? Oh ma poverino, certo che lavora tanto eh” – si certo, io invece bevo ora bollicine ora mojjito dal mattino alla sera.

Gli ultimi 3 giorni si svolti così in un alternarsi di dialoghi surreali, dove la mia presenza e le mie eventuali risposte sono elementi opzionali. Li ascolto, a tratti, sorrido, mi irrigidisco e commento tra me e me. Mi sento una pallina da ping pong bistrattata da una parte all’altra del campo, la parola mamma viene ripetuta almeno 1234 volte al giorno e sento che ho veramente bisogno di vacanza. Si perché l’ultima frase, sì proprio quella del padre affaticato che arriverà a casa sudato, stremato, affamato ha fatto traboccare il vaso. E allora per qualche settimana questo teatrino dell’assurdo si sposta in vacanza prima in montagna e poi al mare, augurandoci che il guardaroba sia sufficiente e ben calibrato e gli sbalzi di temperature benefici.

E buona estate!!!

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15 thoughts on “Il teatro dell’assurdo.

    1. Non sei per nulla una brutta persona, e loro fanno oggettivamente ridere, ma anche partire fior di emboli. Buone vacanze a te dolcezza, spero siano vicine!!! Un abbraccio grande

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  1. Tu non convivi con degli umani! Tuo figlio, poi, è un mostro … di genialità! Te l’ho sempre detto, e mi piace sempre di più. Buone vacanze, Margherita, riposati, un abbraccio. XD

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