Empatia scolastica.

scuola

Alla fine dei primi giorni di scuola, sente questa frase dichiarata con perentoria sicurezza “Qui se uno prende 6 deve festeggiare e tenerselo ben stretto”. E pensa che sia normale mettere le mani avanti e apprezza lo spirito di conservazione e la malcelata strategia tattica. E sorride tra ammirazione ed euforia dell’inizio, con un nostalgico e romantico desiderio di rifare tutto, sì dal principio.

Alla fine del primo mese di scuola indirettamente vissuto, ha ricordato quasi tutto. Ha scalzato il processo di rimozione e ha lasciato affiorare quei ricordi compressi, frantumati e poi necessariamente edulcorati. E quella frase tutto sommato era semplicemente veritiera e tragicamente realistica.

Oggi, a distanza di 32 anni e ad un solo mese di scuola, può dichiarare con assoluta e stagionata consapevolezza che il liceo classico è forse l’unica scuola che avrebbe potuto fare, sarebbe stato meglio con la testa e la struttura dei quarant’anni ed è comunque felice che sia faccenda chiusa e ben archiviata, che le regole di accentazione del greco probabilmente non le ha mai studiate e va bene che contribuiranno a formare la cosiddetta forma mentis, ma si potrebbe anche soprassedere, che quella paura lì quella di essere beccati, deglutire, sentire le mani fredde e il cuore che batte talmente forte che copre il suono delle parole del prof e poi quel senso di essere stata risparmiata, di essere salva almeno fino a prossima data da destinarsi non l’ha mai più provata e ha contribuito di certo al suo invecchiamento precoce.

Che “Penza fuori”,  “Penza fai zuppe”, “Penza ma capisci qualcosa di trigonometria???” sono un trittico che ha alimentato un’ indubitabile insicurezza che si porta da sempre a braccetto, e quando si sveglia di soprassalto temendo di non aver dato tutti gli esami, pensando che manchino ancora letteratura italiana e l’esame monografico di latino all’appello, risente “Penza fuori” e si dice tra sonno e veglia “Rimanici fuori che è meglio, gira i tacchi e via…”.

Che questa storia che bisogna passare attraverso anni di rinunce e sacrifici, dove impari solamente e soltanto in quel modo il vero ed unico metodo di studio, e sperimenti che le ingiustizie esistono e possono anche toccare la tua pelle, che non sempre all’impegno profuso corrispondono i risultati sperati sarà una storia che non ha mai ucciso o abbattuto nessuno,  ma si chiede se davvero sia imprescindibile quella storia lì. Evidentemente un po’ sì.

Che il ripasso alle 6 di mattina, la programmata di storia e filosofia, la domanda interlocutoria del giorno dopo “Come reputi la tua interrogazione” sono alla fine solo piccole prove di resistenza e accanto a quelle sono cresciute e rimaste indelebili le amicizie di una vita, la felicità delle parole scoperte nei libri e coltivate al di fuori, la ricchezza di incontri e passi fatti insieme e non ultimo l’amore, allora riccioluto, ora marito di questa vita.

Advertisements

18 thoughts on “Empatia scolastica.

  1. Mi hai fatto venire l’ansia da interrogazione 😀 😀 😀 Non ho bellissimi ricordi del liceo, non ho fatto il classico ma l’artistico, anzi non ho proprio tanti ricordi, non era un tempo spensierato e felice, così ho rimosso quasi completamente quel periodo della mia vita, sono certa che ho vissuto e vivo meglio senza quegli anni, tanto non ho dimenticato quello che mi è utile, le materie che ho studiato, le varie discipline artistiche, la storia dell’arte, la letteratura … tutto il resto, i compagni di scuola, la mia vita fuori, tutto rimosso! Senza rimpianti e senza nostalgia! Se si potesse farlo per ogni cosa negativa della vita, sarebbe fantastico. Però, quello che scrivi tu è bellissimo, ha sapore di dolcezza, di tenerezza, che adesso rivivi con … tua figlia, credo … una profusione d’amore ricevuto allora e trasmesso oggi … Tu riesci a trasmettere un calore umano attraverso i tuoi ricordi, la vita che hai vissuto, quella che stai vivendo, che non è da tutti, leggerti è come essere avvolti da una coltre di velluto morbido e leggero, che oltre al corpo riscalda anche il cuore. Adesso, in realtà, non so più bene cosa volevo dirti, mi sono uscite queste parole, d’istinto, sarei anche tentata di cancellarle perché mi sembra che non abbiano alcun filo logico, ma ci sarà un motivo se le ho scritte, che ancora non so capire, qualcuno che mi ha preso per mano e mi ha guidato nella stesura, di sicuro c’è, riesco anche ad immaginarti a casa tua … e non ho mai visto la tua casa, non ho mai visto te, se non in qualche foto nel blog … sarà anche questa empatia? 😀 😀 😀 E chi lo sa? Io, intanto, non cancello nulla, ti abbraccio e ti auguro la buona notte! ❤ ❤ ❤

    Liked by 1 person

    1. Ma guarda Marianna, ti ringrazio proprio di cuore che tu non abbia cancellato le tue parole che sono sempre molto generose e calde e fanno un gran piacere! Si è mia figlia ad aver iniziato questo percorso e la osservo con un po’ di trepidazione, molta tenerezza e troppa partecipazione, evidentemente!!! Che bello l’artistico, guardo con grande ammirazione chi sa disegnare e ama le varie forme d’arte 😊 il fatto di aver rimosso parecchie cose di quel periodo è cosa assai comune, quasi universale 😉😂 Un abbraccio e buona notte 😘

      Liked by 1 person

  2. Io ricordo con nostalgia il triennio delle superiori, dove ho studiato molto ma anche mi sono divertito altrettanto.
    Per quanto riguarda la scelta della scuola, è pur sempre un rischio, perché a 13-14 anni spesso non è facile capire bene quale sia la propria vocazione. Di scelte errate ne ho viste parecchie, anche ora che mio figlio ed i suoi amici sono in II superiore.

    Liked by 1 person

    1. Io Andrea, oscillo tra la nostalgia e la felicità che sia faccenda chiusa, sono davvero altalenante. Ad ogni modo, è anche bello sbirciare il loro modo di affrontare il tutto, probabilmente non ho ancora completamente metabolizzato il mio percorso 😉😉😉

      Liked by 1 person

  3. Io no, non tornerei indietro. Ricordo l’invidia tremenda che provavo salutando il grembiule di mia madre in cucina, io m’infilavo uno zaino troppo pesante addosso, andavo ad affollare un filobus, e poi a farmela sotto davanti al dito persecutorio della professoressa che scorreva il registro… e a mia madre cosa toccava? Null’altro che stropicciarsi il grembiule con le mani, salire semmai su una scala per staccare le tende e dar loro la lavata stagionale. Non l’ho mai perdonata. 😉

    Liked by 1 person

    1. ahahahah, non l’ho mai pensata questa, forse perché mia mamma era una maestra e temo che quel dito l’abbia anche usato per scorrere sul registro! Comunque anche io non tornerei indietro, strapperei solo qualche frammento di pagina 😉 Notte Maddalena

      Liked by 1 person

    1. Ahahah!!! Proprio così Tads! Quanta fatica…ho sempre pensato che sia stata un’esperienza costruttiva, rafforzate, che mi abbia insegnato a crescere, a sviluppare un pensiero critico e a prendere schiaffoni..oggi guardata da un’altra prospettiva, mi sorge qualche dubbio 😉 grazie per il tuo commento… Mi sa anche tu di Torino? 😊

      Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s