I giorni del niente.

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Li senti che bisbigliano nella loro stanza

–  Mamma oggi è un puma

–  Ma cosa è successo? Qualcosa al lavoro?

–  Niente, non mi ha detto niente. Ah no, la lavastoviglie non ha lavato bene e quindi mi ha fatto stendere

–  E cosa c’entra? Niente!

Li senti e inorridisci. Come spieghi loro che ci sono i giorni del niente, quei giorni in cui i pensieri sabotano le azioni, dove non è successo niente eppure hai bisogno di memorie buone, richiami concreti, sponde alte entro le quali stare.

Figli miei portate pazienza, ci sono quei giorni così, di pensieri e demoni che risucchiano energie e boicottano propositi chiari, giorni di domande che incalzano e rallentano, di paure buie che sovrastano, di ripiegamenti e frustrazioni, ricerche fittizie e immaginarie mete. E’ la mia terza adolescenza: i giorni dei Vorrei, ma non posso, dei Ci devo pensare, Fa così freddo che passa la voglia, Si vede che non è destino, Se solo avessi più tempo, Che bello quando eravamo giovani, Speriamo, dai!

I giorni i cui stai lì ad aspettare la corrente contraria, il biscotto della fortuna, le parole aggiusta-umore, gli incontri rivelatori, i riconoscimenti inaspettati, i sieri rigeneranti dell’anima, le notizie che ribaltano la prospettiva. 

I giorni buoni arrivano quando penso poco e faccio, con consapevole imperfezione, quando penso poco al futuro e mi lascio attraversare dal presente. Faccio con determinazione e tenacia, senza confronti e recriminazioni. Faccio con cura e pazienza, incanalando le mie forze, applicandole dove servono per vivere giorni normali. Faccio per dare il mio contributo, che per quanto piccolo potrà offrire un esempio, e allenarmi a guardare oltre la mia casa e il mio benessere. I giorni buoni sono giorni ordinari, dove lascio aperte le porte dei limiti e delle inadempienze, per superarle o tenerle a bada. I giorni buoni arrivano quando sono ostinata e aperta, quando parlo con ombre e demoni, chiedendo loro di lasciarmi fare, anche se in modo incompiuto. Quando sperimento che sia meglio perseverare piuttosto che arrendersi, quando so che camminare sia più sano e vitale del restare immobili, quando faccio qualcosa di concreto per qualcuno.

E quando i giorni dell’ostruzionismo finalmente si sfilacciano, anche i pensieri si fanno più lievi e tornano ad essere benevoli. I ricordi non sono solo più fermi immagine, ma carburante per mettersi in moto. Si fanno vive le azioni e gli sguardi da custodire come amuleto. La dolcezza intrappolata in una foto, proprio questa. Le telefonate, in sogno, di mia papà. I passi incerti, veri, di mia mamma. Gli inviti a restare, fermati qui. Il cinema in un giorno feriale. I libri ricevuti in prestito. Una spesa regalata. Il basilico sopravvissuto sul mio balcone. L’attesa di un ritorno a casa. La luce dei giorni di neve. L’acqua non sprecata. La libertà del venerdì sera. Il bucato profumato già steso.

La frase rassicurante “E’ tutto a posto, non c’è niente”.

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