Di metamorfosi in atto e tardive.

pexels-photo-1224832

Alla soglia dei 16 anni ha la stessa risata rotonda di quando ne aveva tre e al rientro in macchina, da una domenica di maggio al mare, dichiarò solennemente, a gran voce, “Sono felice”.

La felicità allora non richiedeva impegno. Era istinto, un richiamo interiore cristallino. Non c’era bisogno di filtri, né di parafrasi per esprimere quello stato di benessere. Si poteva urlare, dirla nel più banale dei modi, liberarsi di quelle farfalle nello stomaco, sentirla nella sua nuda essenza.

L’altra sera ho ripensato a quell’episodio mentre la sentivo sghignazzare con le sue amiche in soggiorno, era mezzanotte circa, avrei voluto dormire, eppure le risate soffocate mi hanno riportato a quell’originaria dichiarazione d’intenti. E ho sperato in cuor mio che quella bambina, a cui davo la buonanotte, possa continuare a viverla e manifestarla così la felicità, senza doverla trattenere. A non vederla meta irraggiungibile, a non considerarla merce sovrastimata, a non pretendere di sentirla per intero, ma a metterne insieme tanti pezzettini. A desiderarla a costo di rischi e cadute, a toccarla anche se fuoco che scotta.

Succede così. Si assiste a una mutazione che da graduale si fa fulminea e si sa quanto possa essere bello e sconcertante allo stesso tempo. Si impara a far pace con quel progressivo prendere le distanze, ad accogliere quell’ondeggiare scomposto di chi si avvicina e si dilegua, di chi si acquatta con te sul divano, condivide video demenziali, offerte imperdibili di fanghi e garze contro la cellulite, i consigli dell’Estetista Cinica e il giorno dopo si chiude in un bozzolo di silenzi, ha necessità di stare alla larga dalla pancia domestica, e il giorno dopo ancora mentre ti stai truccando in bagno di corsa intraprende discorsi sul senso di Dio e sulla sua credenza nella reincarnazione. Ti chiede insistentemente cosa ne pensi, spinta dalla necessità di avere le tue risposte per poi assegnare una maggior veridicità alle sue, per raddrizzare i suoi pensieri curvi e dubitare delle tue precarie simmetrie.

Succede così. Dal proprio soggiorno di casa si assiste ad un’opera straordinaria di costruzione e rinnovamento, di ristrutturazione. Siamo nel pieno dei lavori in corso, non vedi l’ora che finiscano di lì a poco, e sai quanto lavoro e devastazione portino prima e quanta pienezza dopo.

E nonostante tutto, le metamorfosi rimangono spettacoli affascinanti, potervi assistere un privilegio, attraversare quel territorio inesplorato del diventare adulti una pregiata concessione. Forse mentre la osservo nel pieno della sua spinta vitale, nel suo farsi grande, mi soffermo con più benevolenza sulla mia metamorfosi.

Vorrei riuscire ad avvisare Sofia di qualcosa, mentre il futuro si preannuncia davanti ai suoi occhi. Vorrei riuscire a dirle, rispettando una doverosa distanza di sicurezza, quello che mi ripeto sottovoce in questi anni di tardiva crescita. Che si possono amare tante cose nella vita e non per forza occorre udire una voce interna che dice “Tu sei nata per fare o essere questo”. Che non esiste un unico destino, ma tante vite si avvicendano in una sola e ad ognuna va data la sua possibilità. Che vacillare è salutare, anche se si guarda con ammirazione e invidia la solidità di chi non dubita delle sue certezze. Sbagliare è necessario, umano e utile. Cambiare idea non significa necessariamente tradire e venire meno ai propri principi. Rimanere indietro può capitare, ma c’è un tempo di recupero, viene concesso a tutti. Vorrei dirle di diffidare del sentirsi arrivata, dei facili traguardi, delle promesse lusinghiere. Che l’impegno viene sempre ripagato, anche se capita l’annata di un cattivo raccolto. Che è cosa buona accettare quel senso di incompiutezza che tiene in vita, quello che ci fa godere di lampi, pezzettini di gioia, che a volerla percepire intera si rischia di non acciuffarla mai.

Probabilmente ho più necessità di dire a me, per riuscire a vivere il futuro che si srotola davanti ai nostri occhi.

Advertisements

10 thoughts on “Di metamorfosi in atto e tardive.

      1. Comunque per quanto complicato, per quanto faticoso, è un processo che lascia a bocca aperta e davvero siamo privilegiati a viverlo e anche ad assaporarlo così come l’hai descritto meravigliosamente tu!

        Liked by 1 person

  1. Mio figlio tra 2 anni terminerà gli studi, non credo avrà voglia di andare all’università, per cui si troverà ad affrontare un modo nuovo al quale – al momento – lo vedo del tutto impreparato.
    Veder crescere i figli è bello, posiamo anche spiegar loro molte cose, ma le loro esperienze saranno solo loro (così come lo erano le nostre) e dovranno affrontare decisioni ed incertezze. Noi potremo essere solo di appoggio.

    Liked by 1 person

    1. Sì è così Andrea, possiamo solo stare accanto e, in parte, con il nostro esempio e vissuto trasmettere quello in cui crediamo. Sono per fortuna altro da noi, possono scegliere di diventare ed essere quello che vogliono…questo da una parte spaventa, dall’altra trovo che sia uno spazio di libertà e di opportunità incredibile!

      Liked by 1 person

    1. Grazie Chiara! Mi impegno a rispettare la sua privacy…ma questi pensieri volteggiano da parecchio tra mente e cuore. E’ stato necessario condividerli 🙂

      Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s