Primavere dell’anima.

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Capita perché a volte capita di guardarsi intorno e grattare nelle pieghe del passato tra sollievo e rimpianto. Si va alla ricerca di quel che si è stati, di gesti ripetuti tra gli spazi abitati, di riti che si sono prolungati, consuetudini radicate, la spesa del sabato mattina, la colazione della domenica, i pomeriggi invernali chiusi in casa tra tosse e raffreddore, le feste di compleanno, Natale a scrivere a Babbo Natale, a nascondere regali.

Cerco gli occhi di chi attende un incoraggiamento, un cenno di approvazione, cerco le parole giuste per parlare d’amore, di sentimenti che nascono e altri che combattono tempo, intemperie e stanchezza, cerco i modi giusti per raccontare i suoni che fanno la delusione e le belle scoperte, cerco lo spazio per potermi insinuare leggera e solo all’occorrenza, per non risultare di troppo, eppure far sentire che ci sono.

Cerco qualsiasi cosa tra le stanze che ho abitato, i cassetti che custodiscono memorie, le foto che restituiscono immagini più limpide, le tasche dei cappotti che rivelano un ricordo, l’eco di gesti dimenticati, di parole ripetute, di storie già vissute. Cerco una me che non c’è ancora, che deve abituarsi a perdere terreno, che deve riconquistare spazi di autonomia e di compiaciuta solitudine. E’ in arrivo una nuova primavera che profuma di viaggi, di buoni propositi, di tempo perso, di caffè presi tra chiacchiere e sospiri, di progetti e lavoro. Perché la primavera prima ancora di una stagione è un passaggio dell’animo, è un fiorire di novità, è alleggerirsi nei vestiti e nei pensieri, fare i conti con una nuova versione di sé, guardare e sorridere alle primavere che volano dei propri figli e gioire delle loro nuove sembianze.

Lorenzo mi guarda e sorride, pare avvertire il mio smarrimento e rassicurarmi facendomi intendere che è tutto normale, che si passa attraverso distanze e sguardi cresciuti. Mi illude di accompagnarmi, per poi rivelarmi che fa da sé, che io del resto posso fare da me. Sofia indossa qualche mio golfino, sbircia nel mio armadio e osserva come ci muoviamo tra coppie di adulti cresciuti. Chiede notizie dei miei amici, proprio come sono solita fare io, mi domanda come procede il lavoro e se va tutto bene. Racconta di quando potrà guidare l’auto e assaporare la sua libertà, fantastica su chi diventerà e sulla sua casa da grande. Anche io mi interrogo su chi diventerò ancora, mi scopro a pensare che mi mancate, guardo alle mie mancanze come agli amori finiti, che paiono ancora più belli di quando li ho vissuti. E cerco, mi smarrisco, mi lascio dondolare da un po’ di indolenza per poi cercare di nuovo, questa volta nelle pieghe di quello che sarà.

12 thoughts on “Primavere dell’anima.

    1. Oh che bello questo tuo commento! Oltre al piacere di ritrovarti, mi fa sentire meno sola nel mio guardare all’indietro! Stiamo attenti alla capocci, però! 😉 Un abbraccio caro Guido, sempre bello leggerti!

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  1. Mrs Bean non sono queste le malinconie di tutti?! Da te sempre meravigliosamente descritte. Ci sono cose del passato che vorrei poter portare con me anche oggi, non parlo di persone, ma di quella voracità della mia primavera che adesso è diventata appetito moderato ( diciamo consapevole va !). Brava MrsB sai sempre far riflettere ed emozionare.

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    1. Si credo che siano proprie malinconie comuni. Io ci sguazzo spesso dentro, dovrei tenere questa testa dritta in avanti, ma è più forte di me girarmi all’indietro 😉 E’ sempre bello ritrovarti qua, ogni tanto temo che tu abbandoni, ma noto che tutti siamo un po’ latitanti per ritrovare poi il piacere di questo spazio. Un abbraccio

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  2. Adoro questo tuo modo così lieve di rendere i turbamenti del tempo e dei cambiamenti, mi fai sentire meno sciocca e più parte di un mondo intero di malinconici con nasi rotti per continuo andare ma con la testa rivolta altrove ( ogni riferimento al meraviglioso commento del Sig. Guido è proprio voluto e necessario 🙂 )

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    1. Eccola qui Tati bellissima! Questi cambiamenti del tempo si fanno sentire, dolci e malinconici al tempo stesso, leggeri e un po’ amari…è inevitabile, non riesco a non pensarci, né a parlarne o scriverne!
      Un abbraccio stritoloso 🙂

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