Il teatro dell’assurdo.

“Mamma cosa dici lo facciamo un giro alle Gru, poi passiamo alla Apple e anche da Media World che il 28 luglio è uscita la nuova Nintendo DS. Non è che la desideri adesso, no eh, magari a Natale. Ma ne parliamo più avanti…” – il tono è fintamente democratico, il plurale maiestatis usato adeguatamente, le intenzioni molto chiare e ferme. “Sai che non so se ho abbastanza magliette tra montagna e mare, magari che dici mamma lo facciamo un giro shopping insieme?” – il suo guardaroba langue, se ne rende conto solo per una questione pratica, nel passaggio da … Continue reading Il teatro dell’assurdo.

Non c’è un modo giusto.

Non c’era un solo modo di essere famiglia. Lo si era inevitabilmente, in quella forma che pareva congeniale, l’unica fattibile, con quelle storture che la rendevano unica, con quelle stranezze che la facevano rara. In molti momenti volevo che fossimo almeno quattro o perlomeno cinque, talvolta desideravo essere un tutt’uno con mia mamma, da quando non c’è mio papà ripenso a quella meravigliosa e irregolare intersezione che eravamo. Non ricordo momenti di gioco con mia mamma. Lei era naturalmente dolce e premurosa, ma poco capace di giocare e divertirsi. Il massimo dell’evasione era fare una torta insieme. Si svegliava presto, … Continue reading Non c’è un modo giusto.

Non si ritorna.

  Come è possibile ritrovare il senso, pezzetti di sé autentici e immutati? Come si fa a recuperare la vista libera, lo sguardo curioso, il respiro ampio? Come si fa a convivere lì tutte insieme in una sola? A sentire le voci di ognuna e farle risuonare di un desiderio solo? Come si fa a ritornare? No, non si ritorna. E si assapora un nuovo vuoto, fatto di momenti cercati e altri inattesi. Di tre giorni a Roma, successi un po’ per caso, un po’ per il sogno di chi ama incondizionatamente gli U2, un po’ per quella voglia di … Continue reading Non si ritorna.

Le stanze dei pensò.

Ogni anno succede. Penso di essere a giugno e mi ritrovo a luglio, tra l’indolenza del caldo e un senso di incompiutezza di metà anno. E guarda caso succede proprio prima che voi partiate. E’ qui che affiora la mia debolezza, nella stanza dei pensò, in quello spazio di pensieri che si fanno sostanza e si traducono nella fatica di lasciarvi andare. E guardarvi partire. Ma no mamma, non ti preoccupare, sappiamo badare a noi e ondeggiare tra gioia e tristezza, è normale, accade a tutti, ce lo ripeti sempre tu. E andiamo a tentativi, ce lo hai insegnato tu. Ci … Continue reading Le stanze dei pensò.

Quell’amore trattenuto tra le note.

Emma inizia a suonare e d’incanto la platea si zittisce. Ascolta in un dovuto silenzio di ammirazione e timore. Accadeva sempre così, Emma aveva il dono di creare un silenzio sospeso, di equilibrio perfetto tra presente e sogno, tra trepidazione e magia. Si tratteneva il fiato dall’emozione, per la bravura prodigiosa di quella ragazza troppo piccola per essere così virtuosa, troppo seria per essere ancora bambina. La guardavo e speravo che non sbagliasse nulla, che fosse lucida fino alla fine, che non si concedesse nessuna sbavatura. E insieme a me lo pensava sua madre. Sguardo fisso a lei, occhi ugualmente … Continue reading Quell’amore trattenuto tra le note.

Di cuori e Matrioske.

Margherita ha due cuori e una figlia fatta a Matrioska, che ora la tiene stretta a sé e ora la allontana. Da fuori pare una sola, ma avvicinandosi e guardandola con attenzione ne trova tante. Lì dentro a quel corpo che cambia e ha ormai fattezze da donna, ci sono una varietà di facce e pezzi di formato variabile. C’è una ragazza che ha fretta di crescere, una donna che vuole tornare bambina, una bellezza che pulsa per sbocciare, una timidezza velata, infranta da qualche indomito slancio di coraggio, una curiosità vivace, una mollezza demoralizzante, un’intelligenza luminosa, una stupidità disarmante, … Continue reading Di cuori e Matrioske.

In questi giorni.

In questi giorni ha celebrato la fine della scuola con gavettonata, pranzo al kebabbaro, festa al Laser Park e pigiama party annesso, pranzi e uscite varie, uno studio parsimonioso, alternato a dichiarazioni d’ansia, stemperato da qualche liberatorio “Va come deve andare, vero?”  Dice con orgoglio “Esami non vi temo”, poi dichiara di non potercela fare, soprattutto a studiare così tanto e alla fine si arrende a uno studio fitto di un’ora al massimo inchiodata al tavolino, che non è impresa da poco per chi ha la concentrazione media di un moscerino. Negli ultimi giorni si è prodigata in calcoli continui … Continue reading In questi giorni.

Sguardi antichi.

E poi ci siamo io e te su questo tappeto verde, sedute a guardarci. “Raccontami qualcosa di bello, dai, facciamoci le confidenze” “Mamma, mi fai ridere, quanto sei antica, quando dici così” E’ vero, in questo posto sai, ci sono le radici della mia anima. Qui mi sento a casa, anche se oggi questi muri odorano di nostalgia, di muffa e umido che ristagnano e portano a galla pensieri lontani e sguardi antichi. Qui mi ricordo delle confidenze fatte a mia mamma, di quella complicità che in estate era ancora più facile, di quelle parole spiegate al sole oppure in … Continue reading Sguardi antichi.

Il maestro dei toni di grigio.

La tentazione dei bilanci arriva con la primavera, la fine della scuola, con un tempo di passaggio. E’ vero che il tempo è una invenzione e un’entità fluida, eppure, la fine di un anno porta a voltarsi indietro e chiedersi: “E quindi?”. Se ripenso a me, vedo una persona ripiegata su doveri, incastrata tra impegni obblighi e costrizioni fittizie. Con un senso molto rigido di traguardi raggiunti oppure no, valgono solo il nero e il bianco, nonostante l’età, il fatto o il non fatto, senza mezze misure e sconti plausibili. Eppure ho in casa un maestro di bilanci in attivo, … Continue reading Il maestro dei toni di grigio.

Libri e labbra rosse.

Aveva caschetto nero, occhi piccoli e vivi, labbra di un rosso sfacciato e un amore smodato per la poesia e i Promessi Sposi. Amava smodatamente anche noi. Goffi e incompleti, acerbi ed immaturi, ci accoglieva così senza rifiniture e non si poteva non abbassare le difese di fronte a quello sguardo avvolgente. Parlava e prestava uguale attenzione a tutti. Anche a Sergio Allemandi, che consideravamo non troppo intelligente, eppure si fermava per lui, lo chiamava alla cattedra e gli leggeva Pianto Antico per fargli assaporare ogni passaggio di quel dolore paterno. Voleva fargli sentire la potenza della poesia che parla … Continue reading Libri e labbra rosse.