5 ottobre.

Non sono in grado di fare foto, da sempre, è una mia indistinguibile prerogativa. Eppure ci sono immagini come queste, che al di là del risultato oggettivo, sono belle. Racchiudono generazioni di affetti, dimostrano che bastano cinque pizze e una torta a far sentire molto amata una mamma, alimentano ricordi che vado a riporre con religiosa cura e saprò ritrovare. Non amo i numeri, ma questo 78 ha un senso profondo. Lì dentro ci sono anni di addizioni, tante amorevoli cure e qualche sottrazione. Anni di per e diviso. Per sempre, per un amore, per gli alunni, per una buona causa, … Continue reading 5 ottobre.

Empatia scolastica.

Alla fine dei primi giorni di scuola, sente questa frase dichiarata con perentoria sicurezza “Qui se uno prende 6 deve festeggiare e tenerselo ben stretto”. E pensa che sia normale mettere le mani avanti e apprezza lo spirito di conservazione e la malcelata strategia tattica. E sorride tra ammirazione ed euforia dell’inizio, con un nostalgico e romantico desiderio di rifare tutto, sì dal principio. Alla fine del primo mese di scuola indirettamente vissuto, ha ricordato quasi tutto. Ha scalzato il processo di rimozione e ha lasciato affiorare quei ricordi compressi, frantumati e poi necessariamente edulcorati. E quella frase tutto sommato … Continue reading Empatia scolastica.

Stasera va così.

Un tempo avrei notato quella ragazza labbra rosso fuoco, sigaretta in bocca, quell’aria di chi la sa lunga, affamata di vita. L’avrei guardata a lungo, per carpire un po’ della sua spregiudicatezza. Oggi invece mi soffermo su quella donna un po’ pensierosa, libri sottobraccio, con il suo incedere lento ed elegante.  Un tempo sarei rimasta incantata da quel ragazzo egocentrico, dall’ironia  pungente, timido, ma a tratti sfacciatamente sicuro. Oggi noto l’ironia delicata, la tenerezza accudente di chi si volta indietro, la dolcezza di chi sbaglia e chiede scusa, di chi si ferma e lascia passare. Si cambia. Passa il tempo, … Continue reading Stasera va così.

Valzer di malinconie e autunni imminenti.

Sono tra quelli che preferiscono l’autunno ad altre stagioni, che si commuovono quando guardano un film, che inciampano facilmente nelle trappole retoriche, la cui voce si rompe spesso e tentenna per trovare le parole giuste. Pendo dalle labbra di chi racconta di passioni accese, rivoluzioni domestiche e lavorative, sogni realizzati, sfide impugnate, scommesse e lanci nel buio. Ma come fanno? Ho quel punto debole lì, cadere vittima di immedesimazioni momentanee, vivere transfert emozionali, riconoscermi nell’allegria e nei tormenti dei miei figli, fluttuare tra picchi di entusiasmo e facili preoccupazioni. Perché se d’estate la vita scotta, brulica di energia e non … Continue reading Valzer di malinconie e autunni imminenti.

Ti finisco così.

Sofia dichiara senza esitazione che questa è stata l’estate più bella di sempre e nelle sue affermazioni dogmatiche c’è l’energia dei quattordici anni e l’assolutismo dell’adolescenza. Tra qualche giorno inizia il liceo, una nuova era, chissà se avrà tempo per la sua attivissima vita sociale. Si interroga, il dubbio c’è, ma prevale l’eccitazione della scoperta, la curiosità di cosa la aspetta. L’estate sancisce la fine di qualche amore, l’inizio di nuovi legami, qualche classico indigesto da leggere, un po’ di grammatica italiana da ripassare, svariate Instagram stories, colpi di sole, risate e una serata after indimenticabile. Lorenzo esulta perché a … Continue reading Ti finisco così.

Geometrie scalene.

Giovanni stava seduto al tavolino verde, di spalle, con il viso rivolto alla finestra, in quello stanzone spoglio e un poco sporco che sapeva di candeggina, nel caldo torrido di una Torino assetata di inizio agosto. Teneva accanto al letto alcuni generi di conforto: biscotti, caramelle, una radiolina, cannucce, svariate bottigliette d’acqua. Conosceva ormai perfettamente orari e abitudini di ogni suo compagno di stanza, aveva instaurato con ognuno un’amabile complicità, quella che si crea tra compagni di viaggio di sola andata. Aveva le spalle sempre più magre, spuntavano spigolose dalla canottiera bianca a righe sottili, le gambe ossute sparivano ingoiate … Continue reading Geometrie scalene.

Il teatro dell’assurdo.

“Mamma cosa dici lo facciamo un giro alle Gru, poi passiamo alla Apple e anche da Media World che il 28 luglio è uscita la nuova Nintendo DS. Non è che la desideri adesso, no eh, magari a Natale. Ma ne parliamo più avanti…” – il tono è fintamente democratico, il plurale maiestatis usato adeguatamente, le intenzioni molto chiare e ferme. “Sai che non so se ho abbastanza magliette tra montagna e mare, magari che dici mamma lo facciamo un giro shopping insieme?” – il suo guardaroba langue, se ne rende conto solo per una questione pratica, nel passaggio da … Continue reading Il teatro dell’assurdo.

Non c’è un modo giusto.

Non c’era un solo modo di essere famiglia. Lo si era inevitabilmente, in quella forma che pareva congeniale, l’unica fattibile, con quelle storture che la rendevano unica, con quelle stranezze che la facevano rara. In molti momenti volevo che fossimo almeno quattro o perlomeno cinque, talvolta desideravo essere un tutt’uno con mia mamma, da quando non c’è mio papà ripenso a quella meravigliosa e irregolare intersezione che eravamo. Non ricordo momenti di gioco con mia mamma. Lei era naturalmente dolce e premurosa, ma poco capace di giocare e divertirsi. Il massimo dell’evasione era fare una torta insieme. Si svegliava presto, … Continue reading Non c’è un modo giusto.

Non si ritorna.

  Come è possibile ritrovare il senso, pezzetti di sé autentici e immutati? Come si fa a recuperare la vista libera, lo sguardo curioso, il respiro ampio? Come si fa a convivere lì tutte insieme in una sola? A sentire le voci di ognuna e farle risuonare di un desiderio solo? Come si fa a ritornare? No, non si ritorna. E si assapora un nuovo vuoto, fatto di momenti cercati e altri inattesi. Di tre giorni a Roma, successi un po’ per caso, un po’ per il sogno di chi ama incondizionatamente gli U2, un po’ per quella voglia di … Continue reading Non si ritorna.

Le stanze dei pensò.

Ogni anno succede. Penso di essere a giugno e mi ritrovo a luglio, tra l’indolenza del caldo e un senso di incompiutezza di metà anno. E guarda caso succede proprio prima che voi partiate. E’ qui che affiora la mia debolezza, nella stanza dei pensò, in quello spazio di pensieri che si fanno sostanza e si traducono nella fatica di lasciarvi andare. E guardarvi partire. Ma no mamma, non ti preoccupare, sappiamo badare a noi e ondeggiare tra gioia e tristezza, è normale, accade a tutti, ce lo ripeti sempre tu. E andiamo a tentativi, ce lo hai insegnato tu. Ci … Continue reading Le stanze dei pensò.