Ci sono voluti dodici anni.

Sabato mattina. La sveglia è puntata presto: ore 6.30, non accade mai. La casa si anima tra indolenza e inconsapevolezza, Sofia si asciuga i capelli e ripete la versione di greco, Lorenzo si lamenta per quella prematura sveglia preannunciata la sera prima, in una sorta di agguato in cui gli avevamo prospettato la nostra inusuale giornata milanese. Mai come questo sabato mi sono resa conto di quanto potere esercitiamo sui figli, il potere di tenerli lontani e di avvicinarli a quello in cui crediamo, a quello che ci sembra importante, degno di considerazione, a quello che ci piace. Lo esercitiamo … Continue reading Ci sono voluti dodici anni.

Quello che mi porta la primavera.

Un sonno costante, cronico, incolmabile. Due ragazzi irrequieti che fanno il conto alla rovescia dei giorni che li separano dalla fine della scuola. Due Kg in più sui fianchi di pizzette, gelati e un eccesso di bollicine Un marito convertito al bio che compra Kg di fragole della Basilicata, pianta il basilico e cucina la quinoa. Una ragazza che aspetta l’estate, l’arrivo di un nuovo amore, un compleanno da celebrare. Un senso di incompiutezza che fa rima con stanchezza, manchevolezza, inadeguatezza. Un ragazzo che rincorre desideri tecnologici, appuntamenti al bar dell’angolo vicino a scuola, pizzate di fine anno. Un manipolo … Continue reading Quello che mi porta la primavera.

Ciò che rimane.

Siamo ciò che è rimasto, dopo la tempesta. So cosa vuol dire restare. È una specie di amputazione: a un certo punto succede qualcosa e tu sei costretto a sacrificare una piccola parte di te, parte che scompare nella dimensione di quello che poteva essere se il fatto non fosse accaduto, mentre ciò che rimane cerca di cavarsela come meglio può, dondolandosi tra immagini evocate e sempre più sbiadite. Il 27 aprile di 3 anni fa è iniziato un percorso di parole. E’ ciò che rimane. Il 27 è la data di un compleanno che vorrei festeggiare, è l’annuncio di … Continue reading Ciò che rimane.

Gocce di memoria.

Domenica pomeriggio. Ospedale di Casale Monferrato. Poche persone e un’atmosfera rarefatta. Un silenzio e una calma quasi irreali, il profumo di alcool misto a candeggina alla lavanda, che lava via stanchezze e brutti pensieri. Per me è la prima volta in un ospedale di provincia, raccolto, a misura d’uomo e di umanità. Sono in seconda linea, sono venuta a trovare mia zia, potrei forse sentirmi tranquilla, posso concedermi di essere qui in veste di visitatrice, eppure sono infarcita da quelle esperienze pregresse che mi riassorbono in un passato recente, quello di un grande ospedale torinese, dove il rumore del dolore … Continue reading Gocce di memoria.

Raccontare storie.

Ci vuole coraggio e potenza per dare vita a storie. Quando tento di scrivere, devo fare i conti con una parte di me che trattiene, censura, non mi dà la licenza di continuare, mi tiene in ostaggio. E allora le chiedo gentilmente di farsi da parte, di permettermi di passare alla frase successiva, di non rallentare quel pensiero che mi porta poi alla paralisi. Non so quale sia il modo giusto di raccontare, so che vorrei conoscere quella scrittura leggera che sa planare dall’alto, quel flusso inarrestabile e incontenibile, quella sostanza che sa imporsi sui suppellettili e liberarsene. Conciliare la … Continue reading Raccontare storie.

Il senso di Margherita per la geografia.

All’inizio di una settimana lavorativa che non si è preannunciata propriamente leggera, reduce da un week end in cui nessuno aveva dato massima prova di simpatia, ebbene sì succede, anche nelle migliori famiglie, conclude il lunedì rientrando a casa con maxi spesa arretrata, dove già si pregusta la visione di uno scanzonato “How I met your mother?” che sa aggiustare i cigolii delle giornate nate storte e scricchiolanti. Vengono sempre meno tollerate le spese non ortodosse, lo sa, e quindi ha iniziato un’opera di attenta valutazione dell’apporto calorico e della presenza di zuccheri in eccesso, non trascura il fattore costo, … Continue reading Il senso di Margherita per la geografia.

Venti forti.

Ci sono giorni incontrollati e irrequieti, percorsi da venti forti, ci portano un po’ di qua, un po’ di là, sembra che ci attraversino. Sono giorni offuscati. Ci sono giorni nitidi e sinceri, dove si aprono i pensieri e i venti forti servono a intraprendere nuove rotte, strade secondarie. Ci sono anni in cui rimaniamo impantanati in un limbo che ci tiene immobili e immobilizzati, ci sono anni di movimento e luce, dove l’aria si fa lieve e invertire direzione sembra l’unico percorso praticabile. Sorridono nuovi amici e ci supportano gli amori fondanti, si aprono scenari inconsueti, quello che non … Continue reading Venti forti.

Solitudine.

A un tratto si ritrova sola, in netta minoranza ed evidente difficoltà, circondata da componenti familiari repentinamente salutisti. Una ragazza quasi quindicenne che cerca di redarguirla sulle sue abitudini alimentari. Rivedibili certo, ma non così drasticamente. Un marito che da quando ha comprato l’estrattore di succo propone instancabilmente centrifugati di pera, mela, limone zenzero, alternati a finocchio, sedano, cavolo rosso e rosmarino, un adolescente in erba che mangia mandarini ad oltranza e scopre le caramelle Rossana sapientemente nascoste, ma copre amorevolmente la peccaminosa mamma. Capita che da un mese scarso a questa parte la dispensa sia prevalentemente occupata da Corn … Continue reading Solitudine.

Sorprese mattutine.

“Mamma, mamma svegliati, ti ho portato la colazione a letto” Non sai bene se stai sognando o è mattina, se si tratta di un giorno qualsiasi della settimana o del tanto atteso week end, con mezz’occhio aperto intravedi un biondo con la forma allungata di un insetto stecco, tanto è longilineo e magro, che si presenta con volto spensierato, un sorriso che fa tutt’uno con la sua faccia, ancora impigiamato, che porta baldanzoso un vassoio munito di caffè macchiato, muffin al cioccolato, fette biscottate con marmellatine varie, il tutto cosparso di scagliette di cioccolato e semi di girasole, perché a … Continue reading Sorprese mattutine.

Rolata per due.

Li ho rivisti ieri da Bruno, il macellaio. Sono clienti abituali. Una coppia anziana, non di mezza età, oserei direi proprio due vecchietti. Belli, distinti, sempre vicini l’uno all’altro. Lui alto, un bel portamento capello bianco, baffi curati, due occhi sornioni che ridono non appena la moglie inizia a prendere parola. Lei piccola, una donna mignon, curata, sempre fresca di coiffeur, qualche gioiello senza esagerare, una gonna lunga e una giacca morbida marrone che ricorda la morbidezza del suo sorriso. L’amore ha le facce più variegate, più li osservo, più mi fanno sorridere. “Dici di prendere le rustichelle?” “Ma no … Continue reading Rolata per due.