Nodi e sicure.

Ore 18. La palestra è gremita. C’è una luce tenue che predispone a pensieri lenti, quelli che affiorano all’imbrunire, al terminare stanco di una giornata di lavoro, al confine di una stagione fredda che stenta ad arrivare. Persone che si allenano in coppia, in solitaria, gruppi di lezioni collettive. Lo cerco con gli occhi, è da oltre un anno che non vado a prenderlo, che non seguo i suoi progressi, che non ascolto i racconti di chi si cimenta su per le pareti. Si sfilacciano frammenti di vita, si perdono gli istanti precisi di chi cresce e seguivamo passo a … Continue reading Nodi e sicure.

Non voltarti. Poi accade.

Poi improvvisamente accade. E non sa se sentirsi sollevata, sorpresa o piuttosto disorientata. Rientra a casa. Non ci sono richieste. Ognuno sembra assorto in una attività che richiede una certa dose di impegno. Sofia in camera sua è in chiamata video con la sua compagna, pare che da circa un’ora si intrattengano sulle regole dell’apofonia e confrontino le reciproche traduzioni. Lori accovacciato sul divano, guarda la sua serie tv preferita “La mafia uccide solo d’estate”. L’ha conosciuta a scuola e ha capito che può anche imparare la storia così, attraverso cronache familiari e fatti realmente accaduti. Sul cassettone in ingresso un … Continue reading Non voltarti. Poi accade.

Il firmamento in un fazzoletto.

E’ una giornata buona quando la soddisfazione prevale sulla stanchezza, quando fai cose nelle quali ti riconosci, quando vedi i tuoi figli seguire i propri talenti. Quando sospendi il giudizio, in attesa che si faccia chiarezza, quando accetti un impegno senza sapere come andrà a finire, quando smetti di correre in aiuto per mettere le toppe alle tue insicurezze. E’ una giornata buona quando capisci che anche se la vita ha preso una direzione che non ti aspettavi, né giusta né sbagliata, ti sei saputo docilmente modulare seguendo le sue nuove note. E’ una giornata buona quando intravedi all’orizzonte qualcosa … Continue reading Il firmamento in un fazzoletto.

Fino a qui.

Certe volte penso che la vita dovrebbe prevedere delle soste necessarie, zone franche, terre di passaggio per sistemare pensieri e riparare ricordi. Ti fermi lì a stirare la schiena, a sentire di nuovo le gambe, ad ordinare le idee, a recuperare il senso della bellezza. Sospesi in un vuoto di meraviglia, immortalati in una felicità dal colore sfrontato. Ho nostalgia delle risaie di Sapa. Della cresta morbida di quei terrazzamenti verdi, di quel caldo accecante interrotto da piogge bizzarre e scostanti, del silenzio serale di paesaggi inediti. Ho nostalgia di quel cielo grigio che ci accompagna sotto lo sguardo di … Continue reading Fino a qui.

Quei giorni che si fanno ricordi indistruttibili.

E poi è arrivato il tempo del ritorno. Il rientro nella vita che scorre, nell’ordinaria normalità, la consapevolezza che il viaggio è arrivato al termine, si chiudono gli occhi, si atterra nella propria città. Non sono propriamente una viaggiatrice, ho radici che fanno resistenza e un’indolenza sonnacchiosa che mi trattiene. Mi è capitato di preferire il ritorno alla partenza. Tornare a Torino, al mio lavoro, ai miei affetti. In fondo avrò avuto i miei motivi, anche se poi qualcosa è cambiato. La sensazione che casa possa essere ovunque, che allontanarsi sia necessario per ritrovarsi, che invertire le rotte, i gusti, … Continue reading Quei giorni che si fanno ricordi indistruttibili.

Grazie!

Mi sono fatta prendere la mano, sarà il caldo insopportabile, sarà che nelle notti insonni mi sfrecciano davanti agli occhi immagini divertenti, surreali, commoventi, disperate di questo faticosissimo 2018, sarà che a questo punto dell’anno solitamente mi trovavo già in vacanza, ma ebbene sì con orgoglio posso dichiararlo: mi sento di aver vinto il Premio Sopravvivenza, come attrice non protagonista. Il premio naturalmente me lo autoassegno, perdonate l’autoreferenzialità e questo piccolo momento celebrativo in cui vorrei sentirmi figa come Valeria Bruni Tedeschi. Ringrazio il benzinaio di Piazza Bernini che per un mesetto circa, e forse eravamo intorno a febbraio, mi … Continue reading Grazie!

Cosa potrà rimanere.

Cosa potrà rimanere di questi giorni di quiete, giorni fioriti nella pace della Valle Maira che vi ha accolti per una settimana, cullati tra parole, letture, giochi e lavori di casa. Chissà cosa resterà della libertà di guardare un cielo in movimento, sdraiati a testa in su, sentire il profumo della terra, l’umido e il calore, sbirciare pensieri riparati nei vostri cuori. Chissà cosa resterà di una lettera ritrovata in cui vi abbiamo spiegato le origini del vostro nome e confessato qualcosa di più, quello che non riusciamo a dirvi nei giorni in rincorsa, immaginando i vostri occhi sorpresi, magari … Continue reading Cosa potrà rimanere.

Una giornata solenne. E un angelo.

Sono rimasti mezz’ora seduti su quella panchina, vicini, occhi negli occhi. Da lontano, non potevo non guardarli. L’uno parlava, l’altro ascoltava, in un avvicendamento di dialoghi che non ho sentito, in una giornata obliqua come questa foto. Isolati dalla potenza delle emozioni provate, sorridenti, interessati l’uno all’altro. Ognuno aveva in mano il suo strumento guida, ben visibile nei colori, nelle necessità che andava a soddisfare. Nessuno di loro l’ha mai abbandonato. Ho pensato che avrei voluto carpire tutto di quella conversazione, sapere cosa potessero dirsi uno zio e un nipote, un ragazzo e un anziano, quali potessero essere i punti … Continue reading Una giornata solenne. E un angelo.

Ci sono voluti dodici anni.

Sabato mattina. La sveglia è puntata presto: ore 6.30, non accade mai. La casa si anima tra indolenza e inconsapevolezza, Sofia si asciuga i capelli e ripete la versione di greco, Lorenzo si lamenta per quella prematura sveglia preannunciata la sera prima, in una sorta di agguato in cui gli avevamo prospettato la nostra inusuale giornata milanese. Mai come questo sabato mi sono resa conto di quanto potere esercitiamo sui figli, il potere di tenerli lontani e di avvicinarli a quello in cui crediamo, a quello che ci sembra importante, degno di considerazione, a quello che ci piace. Lo esercitiamo … Continue reading Ci sono voluti dodici anni.

Quello che mi porta la primavera.

Un sonno costante, cronico, incolmabile. Due ragazzi irrequieti che fanno il conto alla rovescia dei giorni che li separano dalla fine della scuola. Due Kg in più sui fianchi di pizzette, gelati e un eccesso di bollicine Un marito convertito al bio che compra Kg di fragole della Basilicata, pianta il basilico e cucina la quinoa. Una ragazza che aspetta l’estate, l’arrivo di un nuovo amore, un compleanno da celebrare. Un senso di incompiutezza che fa rima con stanchezza, manchevolezza, inadeguatezza. Un ragazzo che rincorre desideri tecnologici, appuntamenti al bar dell’angolo vicino a scuola, pizzate di fine anno. Un manipolo … Continue reading Quello che mi porta la primavera.