Bagni di verità in pieno inverno.

E oggi arriva come ventata d’aria fresca il tuo compleanno, che mi ricorda gli anni che passano, tu che cresci, io che divento più grande e mi sento sempre una mamma giovane, camuffata da ragazza, in nostalgia perenne per i tempi che sono stati. Cosa attesta la mia maturità? Me lo chiedo e mentre me lo chiedo quella linea impercettibile che afferma lo scorrere del tempo, si sposta sempre un po’ più avanti, si fa fuggevole ed eterea e mi ritrovo a guardarti mentre curi il tuo look, ti lavi i capelli con il balsamo (con il balsamo?), metti la … Continue reading Bagni di verità in pieno inverno.

E’ una bellezza immobile.

Non so davvero se tutto si riduca a quello vedo nei sogni e che a volte fa paura, a quella parte che mi chiede di osare e di non battere sempre in ritirata, a quello sguardo che si ha dentro giudicante e tagliente. Sii più indulgente, ma chiedi di più a te stessa, agli altri, soprattutto a chi ti vuole bene. Oppure molla, lascia andare, lasciati vivere, che nel panta rei puoi scoprirti anche diversa, presuntuosa, egoista e vanesia. E può andare anche bene così. Dov’eri ieri? Non sono riuscita a dire “va bene così”, lo faccio ormai, ho imparato … Continue reading E’ una bellezza immobile.

Trovare il senso.

Capita che quando ti sposti di lato, gli altri prendano un poco il tuo posto e quel vuoto che non sai se classificare come assenza, stanchezza, presa di distanza e un po’ di lass me ste’ venga occupato dalla buona volontà, dall’intraprendenza, dalle parole di chi ti sta vicino. L’albero di Natale suggella l’inizio del clima natalizio. E’ successo anche quest’anno, proprio due week end fa. Il rituale si è ripetuto inalterato e rassicurante. E’ istituzione, dà forma fisica a quella magia sottile che fuoriesce dall’odore di muffa di scatoloni impolverati ben riposti in soffitta, si trasforma in lustrini, palline, … Continue reading Trovare il senso.

Se mi incanto.

– Sai che mi capita la tua stessa cosa? – Quale? – Mi incanto. Mi perdo nelle briciole dei miei pensieri, qualcuno mi parla e io non ascolto. Sono assorta, non ci sono. E’ strano, ma è bello, mi capita. E sorride. – Non so cosa rispondere. Anche io l’ho sempre vissuto come un privilegio. Ben sapendo come questo attributo abbia suscitato innumerevoli volte stizza e disappunto, fastidio e rimostranze da parte di tutti, amici cari schierati in prima linea. E’ come se venissi rapita dalle trame della mia mente, risucchiata in labirinti di riflessioni. Eppure smarrirsi tra granelli di … Continue reading Se mi incanto.

5 ottobre.

Non sono in grado di fare foto, da sempre, è una mia indistinguibile prerogativa. Eppure ci sono immagini come queste, che al di là del risultato oggettivo, sono belle. Racchiudono generazioni di affetti, dimostrano che bastano cinque pizze e una torta a far sentire molto amata una mamma, alimentano ricordi che vado a riporre con religiosa cura e saprò ritrovare. Non amo i numeri, ma questo 78 ha un senso profondo. Lì dentro ci sono anni di addizioni, tante amorevoli cure e qualche sottrazione. Anni di per e diviso. Per sempre, per un amore, per gli alunni, per una buona causa, … Continue reading 5 ottobre.

Empatia scolastica.

Alla fine dei primi giorni di scuola, sente questa frase dichiarata con perentoria sicurezza “Qui se uno prende 6 deve festeggiare e tenerselo ben stretto”. E pensa che sia normale mettere le mani avanti e apprezza lo spirito di conservazione e la malcelata strategia tattica. E sorride tra ammirazione ed euforia dell’inizio, con un nostalgico e romantico desiderio di rifare tutto, sì dal principio. Alla fine del primo mese di scuola indirettamente vissuto, ha ricordato quasi tutto. Ha scalzato il processo di rimozione e ha lasciato affiorare quei ricordi compressi, frantumati e poi necessariamente edulcorati. E quella frase tutto sommato … Continue reading Empatia scolastica.

Stasera va così.

Un tempo avrei notato quella ragazza labbra rosso fuoco, sigaretta in bocca, quell’aria di chi la sa lunga, affamata di vita. L’avrei guardata a lungo, per carpire un po’ della sua spregiudicatezza. Oggi invece mi soffermo su quella donna un po’ pensierosa, libri sottobraccio, con il suo incedere lento ed elegante.  Un tempo sarei rimasta incantata da quel ragazzo egocentrico, dall’ironia  pungente, timido, ma a tratti sfacciatamente sicuro. Oggi noto l’ironia delicata, la tenerezza accudente di chi si volta indietro, la dolcezza di chi sbaglia e chiede scusa, di chi si ferma e lascia passare. Si cambia. Passa il tempo, … Continue reading Stasera va così.

Valzer di malinconie e autunni imminenti.

Sono tra quelli che preferiscono l’autunno ad altre stagioni, che si commuovono quando guardano un film, che inciampano facilmente nelle trappole retoriche, la cui voce si rompe spesso e tentenna per trovare le parole giuste. Pendo dalle labbra di chi racconta di passioni accese, rivoluzioni domestiche e lavorative, sogni realizzati, sfide impugnate, scommesse e lanci nel buio. Ma come fanno? Ho quel punto debole lì, cadere vittima di immedesimazioni momentanee, vivere transfert emozionali, riconoscermi nell’allegria e nei tormenti dei miei figli, fluttuare tra picchi di entusiasmo e facili preoccupazioni. Perché se d’estate la vita scotta, brulica di energia e non … Continue reading Valzer di malinconie e autunni imminenti.

Ti finisco così.

Sofia dichiara senza esitazione che questa è stata l’estate più bella di sempre e nelle sue affermazioni dogmatiche c’è l’energia dei quattordici anni e l’assolutismo dell’adolescenza. Tra qualche giorno inizia il liceo, una nuova era, chissà se avrà tempo per la sua attivissima vita sociale. Si interroga, il dubbio c’è, ma prevale l’eccitazione della scoperta, la curiosità di cosa la aspetta. L’estate sancisce la fine di qualche amore, l’inizio di nuovi legami, qualche classico indigesto da leggere, un po’ di grammatica italiana da ripassare, svariate Instagram stories, colpi di sole, risate e una serata after indimenticabile. Lorenzo esulta perché a … Continue reading Ti finisco così.

Geometrie scalene.

Giovanni stava seduto al tavolino verde, di spalle, con il viso rivolto alla finestra, in quello stanzone spoglio e un poco sporco che sapeva di candeggina, nel caldo torrido di una Torino assetata di inizio agosto. Teneva accanto al letto alcuni generi di conforto: biscotti, caramelle, una radiolina, cannucce, svariate bottigliette d’acqua. Conosceva ormai perfettamente orari e abitudini di ogni suo compagno di stanza, aveva instaurato con ognuno un’amabile complicità, quella che si crea tra compagni di viaggio di sola andata. Aveva le spalle sempre più magre, spuntavano spigolose dalla canottiera bianca a righe sottili, le gambe ossute sparivano ingoiate … Continue reading Geometrie scalene.